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Galloppa: «La commozione di Braschi è qualcosa di incredibile. Oggi è stato applaudito dal gruppo»

Il mister della Primavera sull’esordio di Braschi, e lo stato attuale del calcio giovanile in Italia: «Manca un salto culturale»

Daniele Galloppa, allenatore della Primavera viola, ha parlato a Radio Bruno, commentando l’esordio (e la commozione post-gara) del giovane attaccante Riccardo Braschi.

SU BRASCHI. «Se ho parlato con Braschi? Si l’ho visto il giorno prima della rifinitura. Sapevo che avrebbe esordito, e così è stato. Oggi è venuto in palestra e c’è stato l’applauso di tutti i ragazzi, come accaduto per Balbo qualche mese fa. Queste emozioni ti ripagano: ormai ci s’innamora dello status di diventare calciatori professionisti, quando penso che ci si debba innamorare del calore di uno stadio, di certe emozioni che vivi, dell’opportunità di vivere un sogno. E Braschi deve lottare per continuare a vivere queste emozioni, la leva motivazionale dev’essere quella. La sua commozione è bellissima».

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SULLE GIOVANILI. «Questa categoria è complicata, perché si vogliono sempre tre cose: far crescere i ragazzi, giocare bene e vincere. Riuscire a far tutto non è facile, ma noi ci proviamo. La Primavera richiede tanto, ma noi lavoriamo e siamo contenti».

SULLO SVILUPPO DEI GIOVANI IN ITALIA. «Purtroppo sappiamo tutti cosa sta succedendo. Ho un figlio di 12 anni che non ha ancora visto l’Italia competere ai Mondiali. I risultati non ci danno ragione. Se poi guardo le categorie Under, non siamo poi così indietro rispetto ai modelli da seguire, come Francia, Spagna, Portogallo. Ci manca un salto culturale: in Italia non c’è tempo e i giudizi sono sempre affrettati, non si dà modo di far crescere i talenti. Pensando subito all’oggi, è difficile inserire ragazzi giovani nelle prime squadre. L’ultima cosa a cui penserei se allenassi ragazzi dai 16 anni in giù, è la vittoria. Penserei più alla tattica, a formare una cultura calcistica».

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Ancora Galloppa: «La nostra generazione di allenatori più giovani potrebbe portare un cambiamento. Devi avere molto coraggio e una società che ti supporti: torniamo alla solita mentalità Italiana. Io posso allenare i grandi e avere un’idea di calcio moderna, ma ci può stare di incappare in ragazzi che stanno imparando e che possono sbagliare. Se la società ti supporta e ti dà tempo e fiducia, allora è possibile lavorare serenamente e aspettare la crescita dei giocatori. Servono coraggio e una società che ti appoggia nelle scelte».

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Conclude il mister: «Mi auguro che altri ragazzi possano esordire in prima squadra. Noi siamo tra i protagonisti del campionato Primavera, dobbiamo continuare a lavorare, il campionato è delicato ma allo stesso tempo vogliamo aiutare la prima squadra se c’è qualche ragazzo da promuovere per dare una mano».


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