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Francesco Comuzzo: "L’esordio con l’Italia di Pietro? Un sogno, ma lui è forte davvero"

Il difensore viola alla prima convocazione con l'Italia. Suo fratello, attaccante della Pro Fagagna, svela le emozioni che stanno vivendo

Gemelli nella vita e nel calcio: Francesco e Pietro Comuzzo, originari di Branco di Tavagnacco, hanno condiviso i primi passi nel mondo del pallone. Entrambi partiti dal Tricesimo, hanno proseguito la loro strada tra Udinese e Pordenone fino a Firenze.

Francesco, attaccante, è rimasto solo un anno prima di tornare in regione alla Pro Fagagna, dove è ora un punto di riferimento in attacco. Pietro, invece, è rimasto e ha coronato il sogno di ogni calciatore, dall’esordio allo stadio Maradona di Napoli alla prima convocazione in Nazionale.

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Queste le parole del fratello del difensore viola al Messaggero Veneto:

LA CONVOCAZIONE IN NAZIONALE. "Come ho saputo della chiamata in Nazionale di mio fratello? Curiosamente non da lui, ma da alcuni amici che hanno iniziato a scrivermi.

Inizialmente non capivo, ma ho subito approfondito la cosa e sono rimasto stupefatto. Stavo andando ad allenamento, ma a quel punto mi sono fermato e ho iniziato subito a scrivere a mio padre e alle mie sorelle. Diciamo che ho vissuto un momento di pura confusione".

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IL DOPO.

"Subito dopo saputa la notizia, gli ho subito mandato un messaggio per complimentarmi. Ma lo scambio di messaggi non è stato molto lungo: mi ha ringraziato, ma abbiamo subito parlato d’altro. Forse l’emozione era troppa anche per lui, ma abbiamo massaggiato come facciamo nella quotidianità, quasi come se questa convocazione non fosse mai arrivata".

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LA REAZIONE.

"La Nazionale è il sogno che ogni bambino culla quando inizia a giocare a calcio, è la massima ambizione per uno che gioca a pallone. Sono contento che lui sia riuscito a realizzarlo, ma ero certo l’avrebbe coronato perché ha sempre continuato a lavorare con grande dedizione.

Lui è stato fondamentale per me, ci aiutiamo sempre a vicenda".

POSSIBILE ESORDIO. "Sognare non costa. Vedremo giovedì 14 novembre come va, ma lui sicuramente saprà farsi trovare pronto. Non si sa mai, naturalmente noi tutti speriamo possa entrare in campo tra la partita in Belgio e quella di domenica a Milano.

Lì ci saranno mio papà e forse mie sorelle oltre a qualche amico: io, ovviamente, gioco quindi non potrò purtroppo esserci".

DEDICA. "Il pensiero va senza dubbio a nostra mamma Sabrina, mancata un anno fa. Ma credo sia estesa a tutta la nostra famiglia, oltre agli amici che gli sono sempre stati vicini.

Pietro è un ragazzo tranquillo e sono certo che questa convocazione non lo cambierà, saprà gestire la notorietà proprio per il suo carattere".

PRONTO. "Sarò forse di parte, ma credo abbia delle qualità che pochi difensori hanno.

È attento, pronto fisicamente, bravo a impostare per cui credo abbia tutte le proprietà per diventare qualcuno di importante in futuro. Comunque sa già che appena torna a casa deve portarci la maglia azzurra: sarà un cimelio che custodiremo con grande orgoglio".

ACCOGLIENZA.

"Ci ha raccontato che sono stati tutti molto simpatici e cordiali con lui e ha instaurato subito un ottimo rapporto. Anche se dalla televisione non sembra sono tutti ragazzi normali e si è integrato subito nel gruppo. Ora non ci resta che aspettare queste due sfide: l’emozione sale minuto dopo minuto, ma sono il fratello più orgoglioso al mondo".

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