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Fiorentina, l’epurazione: a fine stagione via mezza squadra

La rivoluzione, adesso, è inevitabile. Si salveranno in pochissimi, i simboli positivi di questa stagione, da Federico Bernardeschi a Federico Chiesa passando per Vecino e i due arrivati a gennaio, Sportiello e Saponara. Gli altri sono tutti sul banco degli imputati.

Perché, come accaduto dopo il quinquennio straordinario con Cesare Prandelli in panchina e culminato con gli ottavi di Champions League, il ciclo è evidente che si è chiuso. Quella che era stata la struttura portante di Vincenzo Montella, più o meno la stessa che ha conquistato la semifinale di Europa League e la finale di Coppa Italia, ha esaurito energia e linfa.

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Adesso tocca a Pantaleo Corvino, il direttore generale dell'area tecnica, rimettere in piedi il futuro e non sarà un compito facile, tutt’altro.

Al di là della questione allenatore, di primissima importanza, sono pochi i giocatori destinati a restare.

Niente da eccepire su Bernardeschi, 13 gol in questa stagione e almeno un centro in ogni competizione, né tantomeno su Chiesa, il secondo giocatore più giovane dietro a Locatelli del Milan ad aver realizzato due reti in campionato (più una in Europa).

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Scagionato anche Sportiello, appena trasferito dall'Atalanta che in due gare ha un passivo di 4 reti, così come Vecino. Cristoforo ha fatto un po' il jolly, più avanzato rispetto alla sua posizione tradizionale, ma è riuscito a festeggiare pure una rete, quattro anni dopo l'ultima (e unica) volta.

Maxi Olivera, il cui tocco in area, l'altra sera, ha provocato il calcio di rigore che ha permesso al 'Gladbach di riaprire la gara, fin qui ha viaggiato a corrente alterna, ma ha comunque fatto intravedere un briciolo di qualità.

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Ben lontane da quelle di Marcos Alonso, del quale ha raccolto l'eredità, ma sul quale vale la pena provare a lavorare.

Da conoscere resta Dragowski, che in questa stagione si è fermato diverse volte per problemi fisici, e i babies della Primavera, il portiere Satalino e il fantasista Ianis Hagi. Dei veterani, quelli cioè nati alla fine degli anni Ottanta, sono solo due i predestinati a rimanere, Astori e Sanchez, fresco di riscatto per aver raggiunto l'obiettivo delle presenze fissato in estate con l'Aston Villa.

Chi ha già le valigie fatte è sicuramente Gonzalo Rodriguez, in regime di svincolo. Il capitano, tra quelli più irriconoscibili in questo decisivo scorcio di stagione, non ha ritenuto congrua l'offerta fatta dalla Fiorentina ed il suo agente si sta muovendo per trovargli una sistemazione.

Pronto a partire anche Sebastien De Maio, che più volte ha sperato di ottenere maggiore spazio. Tornerà all'Anderlecht da cui è arrivato in prestito. Il tesoretto dovrà essere accumulato con le cessioni di Badelj e Ilicic, entrambi in scadenza 2018.

Sul croato resta l'interesse della Roma e del Milan, mentre per lo sloveno Premier League e Bundesliga continuano a raccogliere informazioni, per quanto a fari spenti.

L'altro "gruzzolo" importante arriverà dalla cessione di Kalinic, sempre che il Tianjin non decida di tornare all'assalto in queste ore che precedono la chiusura del mercato del dragone.

Vorrebbe tornare in Inghilterra per sancire il riscatto dopo il flop al Blackburn, ma non è escluso che possa anche seguire Paulo Sousa, l'allenatore che più di ogni altro lo ha voluto con sé. Rientrerà a Barcellona pure Cristian Tello: non sarà esercitato il diritto di riscatto.

Troppo poco quello che ha fatto per meritare un investimento vicino agli 8 milioni.

Potrebbero lasciare tre senatori e due scommesse. Tatarusanu, che dopo l'inserimento in rosa di Sportiello è parso come rivitalizzato, è stato il migliore in campo in diverse occasioni: ha evitato disfatte, si è esaltato e su di lui si stanno accendendo i riflettori del mercato.

Ha ancora un anno e mezzo di contratto: l'estate sarà il momento migliore per provare a cederlo. E Borja Valero? Vorrebbe chiudere la carriera a Firenze, a dire il vero si aspettava un prolungamento già in estate. Eppure è tra quelli non più sicuri di restare, e per riuscirci deve rimettersi in discussione per primo.

Tomovic, invece, ha dimostrato lacune troppo evidenti: il titolare non può essere lui. Possibile l'addio anche per Milic, nonostante un avvio di stagione positivo. E' tempo di rivoluzione. E chi vuole ha tre mesi di tempo per cambiare il proprio destino.

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