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Fiorentina, i conti in tasca di una società che spende più di quanto potrebbe permettersi

Perché - si chiedono molti tifosi - la Fiorentina dopo due anni di cessioni pesanti ha sempre i conti in rosso? La risposta sta nei numeri del bilancio. La realtà che emerge dai conti, infatti, è che la società spende più di quanto potrebbe permettersi.

E quindi è costretta a chiedere alla proprietà di staccare assegni per ripianare il passivo.

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Il fatturato che fatica a crescere e i costi di gestione sproporzionati rispetto alle possibilità, sono i problemi principali. Senza dimenticare l’investimento per il centro sportivo (6,5 milioni), l’acquisto dell’archivio di immagini Rai (11,2 milioni) e gli alti costi di gestione.

Come si legge dal grafico qui a fianco, i ricavi viola crescono, ma ancora non sono al livello che servirebbe per competere con le big. Dal 2015 al 2016 il salto è stato di 8 milioni (da 131,9 a 139,8) grazie anche all’arrivo dello sponsor tecnico Le Coq Sportif (che garantisce 3,4 milioni annui fino al 2021), insufficiente per inseguire le grandi italiane (il Napoli fattura 155 milioni, la Roma 214, il Milan 220) e lontano anni luce dai club che dominano l’Europa.

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In attesa dello stadio e dell’aumento dei ricavi, dunque, non resta che ridurre i costi. Ecco perché è stato richiamato Corvino. Considerato il re della plusvalenza e perfetto per lanciare giovani talenti dall’ingaggio contenuto.

Durissimo a proposito il giudizio che nel 2014 il presidente esecutivo Mario Cognigni dà dell’operato di Pradé e Macia, all’epoca responsabili dell’area tecnica viola: «La gestione del comparto sportivo - si legge nella sua relazione al bilancio - non è stata in grado di raggiungere gli obiettivi di budget fissati» e di sfoltire la rosa lasciando «un numero di giocatori sproporzionato rispetto alle necessità tecniche».

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In quell’anno i viola subiscono un incremento del costo del personale di 15 milioni (pesano gli ingaggi di Rossi e Gomez), che sommato agli appena 5 milioni di plusvalenze, creano un «buco» da 37 milioni nel 2014 (seguito da un altro da 15,5 l’anno dopo).

«L’obiettivo primario futuro - chiude Cognigni - sarà dotarsi di una governance interna in simbiosi con gli obiettivi economico-finanziari».

Tutta colpa di Pradé dunque? Non proprio. Non va dimenticato che con lui in sella la Fiorentina di Montella ha sfiorato successi importanti.

Le tagliole del fair-play finanziario però hanno imposto rigore e scelte precise: via Cuadrado (per 30 milioni), via Savic (per 10 più Suarez, di cui 2,5 però da restituire al City come premio valorizzazione) e via molti altri: «Il monte ingaggi non risulta sostenibile - scrive ancora Cognigni, stavolta nel 2015 - la Fiorentina, per le prossime stagioni, dovrà presentare bilanci che presentino valori positivi in modo da non dover incorrere a sanzioni».

Come annunciato dalla stessa società, i conti adesso sono migliorati: nel 2016 il rosso è stato di appena 4 milioni, grazie a plusvalenze (a bilancio c’è anche il milione pagato dalla Samp per la clausola di Montella) e a costi più contenuti.

Ancora però non basta. Della Valle non vorrebbe più versare denaro (tecnicamente avviene tutto tramite la Diego Della Valle srl). E per farlo i viola dovranno continuare a tagliare (di almeno un altro 10-15%) il monte ingaggi e a mettere a bilancio plusvalenze come l’ultima di Alonso (il bilancio 2016 sarà consultabile tra qualche mese).

Dunque, la strada è e resterà questa, almeno finché il nuovo stadio non farà impennare i ricavi.

Allo stesso tempo però la Fiorentina resta ambiziosa: «L’obiettivo - chiude Cognigni - rimane quello di una costante crescita che possa permetterci di misurarci con obiettivi sportivi sempre più sfidanti per la nostra realtà».

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