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Fiorentina e l'approccio sbagliato alle gare. Il problema del nuovo allenatore. Con l'Inter la contestazione contro tutti: forse sì, forse no

Con tutta probabilità le speranze di Europa League si sono spente nei minuti di recupero col calcio di rigore (inesistente, visto dal solo Mazzoleni) realizzato dall’ex viola Pasqual. Su questa cosa si potrebbero dire molte cose ma è meglio solo ricordare quanto fece Roberto Baggio al Franchi, e in quel caso vestiva la maglia della Juventus e non dell’Empoli.

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Altro calcio, altri tipi di persone.

Di certo la Fiorentina avrebbe potuto e dovuto fare una prestazione diversa. C’era tutto per fare bene, anche i risultati delle dirette concorrenti per un posto in Europa League. Invece, ancora una volta la Fiorentina e Paulo Sousa hanno regalato un tempo agli avversari.

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E non è la prima volta.

Anzi. È la sesta partita consecutiva che la Fiorentina non segna un gol nei primi quarantacinque minuti di partita. Non può essere un caso. Evidentemente c’è un problema di approccio alle partite, scarsa concretezza sotto porta, viene concesso troppo spazio e modo di esprimersi agli avversari senza che questi incontrino particolari difficoltà.

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Uno dei problemi non ancora risolti da Paulo Sousa, che comunque, è bene ricordarlo, deve puntare a un piazzamento che vale l’Europa senza avere del tutto una squadra competitiva.

Lo diciamo da tempo, lo sottolineiamo adesso.

A tutto questo bisogna ricordare anche che Sousa deve lavorare con una spina dorsale della squadra che probabilmente il prossimo anno non ci sarà più: con Sportiello e Dragowski che spingono dalla panchina il futuro di Tatarusanu è lontano da Firenze, Gonzalo Rodriguez non rinnoverà il contratto con la Fiorentina, Badelj non rientra nei piani della Fiorentina, e la cessione di Kalinic (ma non la sola) servirà per fare mercato.

In questa situazione, senza dimenticare la posizione di altri giocatori, cercare di ottenere risultati importanti diventa una impresa.

In questa situazione, poi, ci mettiamo la totale assenza della società, come avvenuto sabato al Franchi contro l'Empoli.

Tutti avranno o meno buone ragioni, ma questa assenza alimenta solitudine, polemiche, scarso interesse per il presente e futuro di questa squadra. Quando, invece, era stato detto e chiesto tutti uniti, tutti vicini alla Fiorentina per raggiungere l’Europa.

In questa maniera pensare a un futuro diverso, migliore, resta difficile.

Infine, la vicenda allenatore. Da una parte Sousa, sempre più solo, che a termine stagione lascerà la Fiorentina e dall’altra una società che ancora non ha deciso con chi sostituirlo.

Saltato Giampaolo, con Spalletti e Sarri che costano caro e vorrebbero avere una squadra per competere almeno per la Champions League, con Semplici che preferisce fare ancora esperienza prima di allenare la squadra per cui tifa nella sua città, sembrerebbero tre (forse due...) gli allenatori rimasti in corsa: Di Francesco, Pioli e Maran.

Col primo che sembrava vicinissimo alla Fiorentina, ma come vi avevamo raccontato nei giorni scorsi, nell’incontro avvenuto a Firenze con Pantaleo Corvino ha fatto alcune richieste, su investimenti e giocatori, per avere una squadra competitiva e le risposte avute non sarebbero state ben apprezzate dall'attuale tecnico del Sassuolo.

Insomma, non c’è mai pace e tranquillità attorno alla Fiorentina. Sabato al Franchi arriva l’Inter di Pioli e in città circola con insistenza l’ipotesi, almeno in Curva Fiesole, di non entrare dentro lo stadio in segno di protesta: contro la stagione della Fiorentina, contro Sousa, contro la società, contro i giocatori, contro i Della Valle.

Vedremo se sarà così oppure non accadrà niente di tutto questo.

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