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Ferrero decade dalla presidenza della Samp per violazione delle norme federali

Massimo Ferrero non è più il presidente della Sampdoria. La Federcalcio ha comunicato ieri mattina al diretto interessato e, per competenza, alla Lega Serie A la decadenza dall'incarico, chiudendo una vicenda che si trascinava da più di un anno.

Tutto comincia il 4 febbraio 2016 quando il Gup di Busto Arsizio accoglie l'istanza presentata da Ferrero, che patteggia una condanna di un anno e 10 mesi per il crac della compagnia aerea Livingston. Un caso giudiziario che ha risvolti in campo sportivo perché l'articolo 22 bis delle Noif (Norme organizzative interne federali), quello sull'onorabilità, recita così: "Non possono assumere la carica di dirigente di società o di associazione, e se già in carica decadono, coloro che siano stati o vengono condannati con sentenza passata in giudicato a pene detentive superiori a un anno".

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Beninteso, Ferrero rimane proprietario della Sampdoria.

L'articolo 22 bis non interviene sui legami azionari tra un soggetto e una squadra di calcio ma disciplina la compatibilità degli incarichi dirigenziali, per preservare l'onorabilità di chi riveste un ruolo rappresentativo nel mondo del calcio.

Ciò significa che Ferrero dovrà cedere la presidenza (probabilmente a un suo familiare) e non potrà più rappresentare la Samp nelle sedi istituzionali, come per esempio nelle assemblee di Lega. Dal punto di vista pratico cambierà poco: Ferrero continuerà ad avere il potere decisionale sul club.

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La decadenza ha un valore soprattutto formale e simbolico. Sempre ammesso che Ferrero accetti la comunicazione della Figc e non si lasci tentare da ulteriori azioni, nel tentativo di mantenere la carica di presidente. Così viene riportato da gazzetta.it.

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