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Ex viola, Felipe: «Per uscire da questa situazione serve compattezza, anche fuori dal campo»

L'ex difensore viola analizza la difficile situazione della Fiorentina e racconta anche qualche aneddoto del passato

Felipe Dal Bello, ex difensore della Fiorentina di Cesare Prandelli, è intervenuto ai microfoni dei canali ufficiali del club gigliato. Queste le sue dichiarazioni: “Ho appena concluso il corso da allenatore Uefa A, ho fatto l'esame ieri ed ho approfittato per fare un giro nel bellissimo Viola Park. Carriera da allenatore? Non si sa mai, la passione c'è, al momento ho allenato gli U13 e U14. Vorrei entrare a far parte di uno staff per capire se questa è la mia strada”.

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RICORDI VIOLA. “La città, tutto. Dal punto di vista calcistico non ho vissuto un periodo bellissimo, ma al di là di quello è stato tutto fantastico, ho vissuto due anni e mezzo qua. Ho anche vissuto periodi belli, come la Champions League, ricordo la partita contro il Bayern. Ho avuto modo di vivere un gruppo di ragazzi veramente incredibile, eravamo uniti ed amici”.

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LA STAGIONE DELLA FIORENTINA. “Ho visto qualche partita, mi dispiace per la situazione. Quando partono questo tipo di annate è sempre difficile poi invertire il trend, ma con Vanoli è tornato un nuovo entusiasmo. Il popolo fiorentino è molto esigente, ma saprà sicuramente stare accanto alla squadra perché i ragazzi ne hanno bisogno. Consigli per uscirne? Sono sicuro che i ragazzi hanno capito la situazione, adesso sta a loro giocare per guadagnarsi la permanenza in A”.

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VIOLA PARK. “Qui c'è una struttura incredibile, che nessun altro ha in Italia. I ragazzi devono pensare solo al campo, questo è molto importante”.

UN CONSIGLIO AI GIOVANI. “Ripeto sempre la stessa cosa: sono arrivato dal Brasile a 15 anni, senza mai avere l'ossessione di diventare professionista. La cosa più importante è giocare per divertirsi”.

MUTU. “Il primo allenamento c'era una palla contesa, ho tolto i piedi, e lui si arrabbiò: per lui gli allenamenti erano tutto, voleva il massimo come in partita. Lì ho capito che lui era un campione, si allenava sempre, aveva un'ossessione per il fisico e per stare bene”.


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