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Dilemma terzini e rivoluzione da assorbire i punti deboli di una squadra in costruzione

Come riporta Benedetto Ferrara su La Repubblica, asfaltare il passato può essere meraviglioso. Soprattutto per chi lo fa. Tagliare, tagliare, cambiare, cambiare. Non a caso i manager hanno i loro bonus sui contratti, che a volte si rinnovano in automatico una volta raggiunto il target.

E nel nostro caso il nuovo prodotto calcistico si chiama gioventù, perché quella alla gente piace. E c’è un motivo: se il presente non ti esalta puoi sempre guardare al futuro. Sperare. Crederci. E anche sognare. Da sempre è così.

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Ma ora più che mai, perché la grande vittoria dei ricchi è aver convinto i poveri che sono destinati a restare dietro per sempre, e che se nella tua squadra gioca uno veramente forte tu gli fai ciao ciao con la manina, mentre conti i soldi messi in cassa come se fossero tuoi.

Già. Il tifoso ha la sua vita speciale interiore, fatta di passione e amorevole faziosità, e non l’abbandona mai. Chi è ottimista e chi non lo è mai: stessa fede, due punti di vista opposti. Poi però c’è qualcosa che unisce tutti, magari una domanda senza risposta.

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È evidente che la sconfitta di San Siro era quasi scontata.

Loro molto più forti, tu senza qualche giocatore importante e con una squadra messa in piedi l’ultima settimana. Ma tutti, anche i più ottimisti, hanno notato che la grande rivoluzione dei Fab four (Cognigni, Ramadani, Freitas e Corvino), tra un taglio e l’altro si è dimenticata ti mettere a posto quello che è da sempre il vero punto debole della Fiorentina: cioè i luoghi dove abitano i famosi e tanto evocati terzini.
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Cioè, ne sono arrivati due: Gaspar (3,5 milioni) e Biraghi (gratis con 2 milioni di riscatto). Uno a destra, uno a sinistra. In panchina, però. Il primo forse non si è ancora adattato, l’altro è arrivato tre giorni fa. Fatto sta che Pioli ha dovuto mettere in campo il vecchio Nenad e il mitico Maxi.

Onesti giocatori, ovvio, a cui sarebbe ingiusto dare tutte le colpe. Se giocano loro si vede che il quel ruolo sono sempre i migliori. Non a caso Pioli aveva chiesto due terzini affidabili. Ok, ingiusto giudicare una squadra incompleta.

Però che la difesa meriti qualche riflessione è giusto dirlo, altrimenti si sconfina nell’errore opposto: fare finta di niente. Va detto anche che il pezzo meglio del reparto è stato Sportiello, che ha evitato l’umiliazione. E forse non è un caso se è arrivato dalla Spagna un centrale, Pezzella, che sembra destinato a diventare titolare, anche se l’Hugo visto a San Siro non può essere quello vero.

Era scontato il fatto che il brasiliano pagasse il prezzo di un campionato nuovo, magari non bello ma sicuramente complicato.

Quindi il giudizio su di lui è rinviato a data da destinarsi. Ma avere un sostituto all’altezza (forse anche migliore) aiuta a togliere un po’ di ansia di dosso. Già a Madrid domani sera il tecnico potrà fare delle valutazioni su eventuali ritocchi al reparto.

Un reparto rivoluzionato in estate. Qui la Fiorentina ha speso tredici milioni per due centrali e 3,5 per un terzino. Il portiere e Biraghi saranno pagati tra un anno e comunque sono altri nove milioni di investimento. Della vecchia Fiorentina sono rimasti Tomovic, Maxi Olivera e Astori, il capitano.

Il problema è che nella testa del tecnico i primi due avrebbero dovuto essere riserve, ma a Milano evidentemente non era possibile. A difesa della società va detto che una rivoluzione così profonda impone un po’ di pazienza, perchè un reparto così delicato ha bisogno di tempo per rodare.

E comunque Hugo con Icardi e Tomovic con Perisic erano oggettivamente destinati al supplizio, quasi per scelta spirituale. Infine c’è da dire che il direttore sportivo Freitas ha ancora un quarantino da spendere e magari potrebbe trovare qualche esterno difensivo di livello.

Mendes ha spedito qui Dias, magari ha anche un terzino. Siamo nelle mani dei procuratori più potenti d’Europa, possibile che non ce ne siano due buoni nel giro? Magari basta muoversi un po’. Alonso, eroe in premier, era arrivato a parametro zero.

Tanto per dire.

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