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Difesa, Borja Valero in quella posizione e Babacar: è scattato l'allarme

Di sicuro, Paulo Sousa avrà già fatto rivedere alla squadra i 90 minuti di Roma. Film dell’orrore, quello girato all’Olimpico, ma è proprio da qui che si deve ripartire. E reagire. Condizione atletica da 10-1, nella scala di differenze fra giallorossi e viola.

Ma anche sul piano psicologico la pressione di Spalletti sui suoi stravince su quella che Sousa è riuscito a trasmettere a Gonzalo e compagni. Dunque, giusto, giustissimo, rivedere il dvd del match, del film dell’orrore, e schiacciare il tasto ’pause’ sui cinque punti da risolvere.

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In tempi possibilmente brevi. Un doppio allarme, ad esempio, è suonato in difesa. E, altro dato da non trascurare, non è la prima volta che ha come protagonisti Gonzalo e Sanchez. Il primo sembra quasi un altro rispetto alle prestazioni del passato.

Troppe distrazioni, troppi movimenti da capitano che ha qualcosa che gli ruzzola in testa (il mancato rinnovo?). E poi c’è Sanchez. Ok, sta studiando da difensore, e quindi deve imparare, crescere, perfezionarsi, ma la lezione del ’fuorigioco’ forse ancora non l’ha studiata.

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Anzi. Chiedere a Dzeko quanto gli è sembrato facile portare il viola sulla linea dell’off-side e ’piantarlo’ lì per firmare la prima rete della notte horror.

Spostiamoci avanti. E qui Sousa dovrà presto parlare con Borja Valero.

Parlarci o forse ricollocarlo in una posizione nella quale lo spagnolo torni ad essere leader e ’cervello’ della squadra. Borja in questo modo, nel modo in cui lo si è visto giocare a Pescara e poi a Roma, non riesce a prendersi la squadra sulle spalle, a tessere quel gioco di idee, fantasia e concretezza che da sempre sono state le sue armi più affilate.

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E poi eccoci lassù, nel reparto d’attacco. Roma è stata una tappa in salita anche per l’istinto vincente del giovane Chiesa. Prestazione a testa alta per una decina di minuti poi... poi i big giallorossi hanno inquadrato il ragazzino viola e hanno deciso di farlo sparire.

Niente di grave per un talento che anzi, può far tesoro di lezioni del genere, ma nella complessa notte viola a Roma, anche questo ha contribuito a far perdere alla Fiorentina l’imprevedibilità (legata appunto a Chiesa jr) che nelle ultime settimane si era rivelata decisiva.

Che dire, infine, di Babacar? Sousa lo ha elogiato nel dopopartita. Lo ha timbrato come migliore in campo, ma la realtà è diversa. Opposta. Baba ha avuto un’altra occasione da sfruttare ma non l’ha fatto. Anche qui il discorso è complesso, l’interrogativo insidioso: il centravanti non riesce a trasformarsi in protagonista perché arrugginito dalla panchina (o dalla mancanza di fiducia nei suoi confronti), oppure perché il gioco di Sousa penalizza elementi con le sue caratteristiche?

La parola al tecnico portoghese.

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