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Diego Della Valle: "Un errore guidare un'azienda se non lo sai fare. Tod's tempio di qualità"

Intervista a Diego Della Valle sulle pagine di Economia di La Repubblica. Queste alcune delle parole del patron Tod's direttamente da Casette d'Ete:

«A giorni il nuovo stabilimento di Arquata produrrà il primo mocassino. L’idea è nata dopo il terremoto, è stato il sindaco a chiedermi di costruire una fabbrica perché la gente restasse a vivere lì. In meno di un anno l’abbiamo costruita e formato i 50 giovani che ci lavoreranno grazie alla collaborazione di tutte le autorità, segno che in Italia, quando si vuole, le cose si possono fare.

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Invece qui a Casette d’Ete stiamo ultimando un grande polo logistico per l’e-commerce».

Avete cambiato modello per intercettare i giovani? «La sfida sta sia nell’intercettare che nel mantenere i nuovi clienti. Ma se hai i prodotti e un linguaggio che parla solo a questa gente, corri il rischio di perdere i vecchi senza conquistare i nuovi.

La realtà è che produrre un certo tipo di cose con una qualità eccelsa, è un mestiere che sanno fare in pochissimi. Noi abbiamo deciso di non rincorrere le mode, ma di costruire un tempio della qualità, dove la gente è felice di realizzare degli oggetti che hanno un valore e che non vengono buttati dopo una stagione».

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Qual è la ricetta?

«Puntiamo su chi siamo e da dove veniamo con coerenza in quello che produciamo. Noi siamo l’italian lifestyle, con la più alta qualità possibile, non facciamo la moda, sono due cose diverse. Vogliamo vendere e comunicare una filosofia di vita.

Quando in passato abbiamo rincorso la moda, il nostro consumatore si è sentito tradito, ci ha fatto capire che è interessato più allo status dei nostri prodotti».

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Da cosa nasce la necessità di cambiare? «Mio padre ci ha lasciato un’azienda da 250 dipendenti che ora ne ha 5mila, e 10mila con l’indotto.

La squadra di dirigenti del gruppo ci accompagna con successo per anni, siamo cresciuti insieme, e credo che ci fosse bisogno di un ricambio per accompagnare il radicale mutamento dei tempi, è stata una decisione condivisa da me, mio fratello e anche da Stefano Sincini ( top manager da 33 anni ndr).

Quando tutto diventa familiare, è difficile operare un cambiamento in continuità».

Perché nella moda è più difficile che i padroni deleghino ai manager? «I fondatori fanno sempre fatica a dare spazio a i manager, che è diverso da non farli lavorare.

L’errore da non fare è guidare un’azienda se non lo sai fare, mentre è giusto che l’impostazione strategica la dia la proprietà. Tod’s ha rivisto il modello di business, un cambiamento radicale che va accompagnato con un cambio ai vertici».

I risultati 2017 non sono da incorniciare.

E le prospettive future? «Sono molto fiducioso per il gruppo che ha un patrimonio di eccellenze e di qualità indiscutibile. Quando segui la strada giusta e hai i prodotti giusti, nel lungo periodo è difficile sbagliare. Abbiamo quattro marchi importanti, con caratteristiche diverse, con prodotti unici che hanno tutti grandissime potenzialità di crescita sia per mercati che per categorie merceologiche.

Non sono un fanatico delle licenze, ma anche senza quelle, le prospettive di aumentare i ricavi sono enormi».

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