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Di Livio: "Il silenzio viola mi ha umiliato. Con la Juve come in Champions. Chiesa meglio di Berna"

Intervista al Corriere Fiorentino per Angelo Di Livio. Ecco alcune sue parole: "A Firenze è la Partita con la p maiuscola, ma posso assicurarvi che anche a Torino non è una sfida qualsiasi. Da juventino sapevo cosa mi aspettava e da viola ho provato sulla pelle un'adrenalina tutta speciale, come se fosse una notte di Champions League.

Sono sincero, dal punto di vista tecnico non c'è partita. La Juve è fortissima. Se il calcio fosse matematica, non ci sarebbe possibilità di errore. Le armi della Fiorentina? L'esaltazione. Collettiva. Serve entusiasmo contagiante della gente, quel boato che trascina i giocatori e crea autostima anche nei più giovani.

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È una chimica che può cambiare certe carte in tavola, ma che pochi stadi possono creare: uno di questi è il Franchi di Firenze. Quelle sensazioni mi mancano parecchio.

Pioli è bravo, merita fiducia. All'andata quasi riuscì a strappare un pareggio importante, ma per battere la Juve serve coraggio.

Non ho partecipato alla festa per i 90 anni viola? Mi dispiace tornare su certi argomenti, ma la verità è che il silenzio della società mi ha umiliato. Dopo tanti anni alla Fiorentina credevo di meritare un posto da dirigente, invece nessuno mi ha mai neppure chiamato.

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È un macigno sullo stomaco che mi pesa ancora.

I Della Valle? Sono una sicurezza, anche se forse dovrebbero tornare ad essere più ambiziosi. Hanno puntato sui giovani, alcuni dei quali sono anche molto bravi. Ma Firenze è una piazza importante e la squadra dovrebbe avere come minimo la prospettiva di lottare tutti gli anni per l'Europa League.

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Ripeto, Pioli mi piace ma dalla Fiorentina mi aspetto qualcosa di più.

Chiesa o Bernardeschi? Non ho dubbi: Chiesa per me è il miglior giovane italiano. Lo conosco da quando giocava nelle giovanili contro mio figlio Lorenzo e posso assicurare che è fortissimo.

È un bravo ragazzo e ha la testa sulle spalle, come suo padre. Enrico a Firenze è stato mio compagno di squadra: nel calciare, nel correre, nel caricare il tiro, sono spiccicati".

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