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Di Livio: «Che ricordi la mia Fiorentina... Spero nell'invito per il centenario»

«Per i viola è stato un anno terribile, ma dobbiamo riconoscere i meriti di Vanoli». Le parole del ‘Soldatino’ ex viola, intervenuto oggi a Radio Bruno

Angelo Di Livio ha rilasciato una lunga intervista nel corso di A Pranzo con il Pentasport. «Io sono per il calcio romantico, è bello ricordare quei momenti e quelle situazioni colme di passione legate alla "mia" Fiorentina».  

6 anni a Firenze, dal '99 al 2005, davvero tanti momenti. Da Wembley alla Coppa Italia, poi hai provato a non far fallire la società. Tra poco ci sarà il centenario del club, tu a questa squadra hai voluto un gran bene e vuoi ancora oggi un bene incredibile…
«Assolutamente sì, so che ci sarà questo centenario e mi piacerebbe esserci, sto aspettando l'invito naturalmente. Io ricordo benissimo tutto di quei momenti, che sono tanti. Wembley è stata una serata indimenticabile, con il gol di Batistuta, poi la vittoria della Coppa Italia, la trasferta in Ucraina e tanto altro ancora. Ci sono stati dei momenti di grande euforia ed entusiasmo. Dopo è arrivato il baratro, abbiamo provato in tutte le maniere a salvare il salvabile, ma non ci siamo riusciti. Poi però ho dato il mio contributo per riportare la Fiorentina dove doveva stare».

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24 anni fa nello spogliatoio c'erano veramente delle mele marce, chi ha provato a far fallire la Fiorentina per 50 milioni di lire e chi la metteva in mora. Tu invece hai provato a salvarla. E già nel 2001, come alcuni tuoi compagni, avevi rinunciato a 4 / 5 mesi di stipendio perché venissero pagati i dipendenti, i massaggiatori, giusto? 
«Sì, è così. In uno spogliatoio ci sono anche i bambini viziati che pensano ai loro interessi invece di pensare un po' all'ambiente, ai magazzinieri, ai dipendenti, a quei lavoratori che spesso non vengono nominati all'interno di una squadra. Tutta verità. Mi piace risentire queste parole perché sono passati tanti anni e magari qualcuno non ricorda».

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Su di te è rimasta l'etichetta di juventino? 
«Ecco, vorrei chiarire anche questa cosa. Io sono stato alla Juve, sono stato a Firenze, sono stato a Padova etc, è la mia carriera che devo comunque sempre proteggere, quindi io vorrei essere giudicato dai tifosi viola per quello che ho fatto alla Fiorentina. Alla Juve mi giudicano per quello che ho fatto 6 anni prima, e così via». 

Il calcio di oggi ti piace? 
«No, non mi piace più. Ti devo dire che mi sta annoiando. Mi sta annoiando tantissimo. Non mi piace parlare male del nostro campionato e della nazionale, però mi sta piacendo poco. Poi vediamo le partite di Champions e ci brillano gli occhi. E' già da diversi anni che siamo in un momento veramente molto delicato e mi auguro che qualcuno possa cominciare a lavorare sodo con grande umiltà per per tornare dove meritiamo. Non vinciamo più in Europa da un po' di tempo, ma anche con la maglia con la Nazionale. Non c'è più nessuno che sappia crossare. Ce n'è solo uno, secondo me, Di Marco. Non lo allena più nessuno questo gesto, lo trascurano molto e quindi fanno fanno giocare con il piede invertito per andare più al tiro e poco al cross».

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Per la Fiorentina è stato un anno veramente straziante... 
«Sì, bruttissimo. Ad un certo punto ho pensato che non riuscisse a salvarsi perché era veramente un momento particolare, non so quello che succederà in futuro. Vanoli qualcosa di buono ha fatto, ha salvato la Fiorentina. Manca un punto, domenica ci sarà il Genoa. Spero che arrivi questo punto, per chiudere questa stagione e iniziare a ricostruire, perché la Fiorentina non merita questa posizione. Comunque voglio dare il giusto merito a Vanoli, perché comunque non era semplice. Lui ha fatto un grandissimo lavoro e questo glielo lo dobbiamo dire tutti. Io li ho visti giocare a Roma, non mi sono piaciuti per niente. Adesso bisogna solo trovare quel punto per la salvezza matematica, poi si volta pagina».

Angelo, risposta sincera: quando vedi quella che era la tua fascia pesticciata da Harrison, con tutto il rispetto che si deve a Harrison... ma la tecnica individuale che fine ha fatto?
«E' un discorso lungo... ci vorrebbero veramente 3-4 giorni per svilupparlo. Credo che oggi si faccia molta più tattica che tecnica, quello che facevamo noi invece era il contrario. Ogni tanto bisogna dare una ripassata anche alla tecnica individuale. Oggi si mettono in campo e si pensa più a fare dei movimenti invece che lavorare singolarmente con il pallone tra i piedi (e si vede). Poi io non voglio giudicare nessun giocatore perché non sta a me giudicare, però è chiaro che la Fiorentina ha bisogno di giocatori di spessore».

Da chi può ripartire la Fiorentina? 
«Da Fagioli, secondo me, che ha dimostrato tanto. Poi da Mandragora, De Gea... Ci sono dei giocatori che comunque puoi riproporre per costruire una squadra forte. Poi bisogna capire quello che succederà con Kean perché è chiaro che quest'anno lui non ha fatto una stagione brillantissima, ha avuto anche tanti problemi. Quindi il buon Paratici dovrà lavorare molto per ridare un senso al DNA viola».

Che compagno di squadra era Paolo Vanoli, visto che avete vinto insieme la Coppa Italia?
«Fantastico, veramente un compagno che si faceva voler bene, poi era un signor terzino, un giocatore che quando arrivava sul fondo riusciva a mettere palle straordinarie con quel sinistro magico, ricordo anche il suo gol in finale, a Parma. Di quella Fiorentina, del fallimento e poi della "rinascita" è facile parlare dopo tanti anni, ma in quel momento è stata veramente dura, è stata durissima, e chi c'era sa tutto, sa quanto abbiamo lavorato con umiltà, passione e amore per la maglia, per riportarla dove meritava».


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