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Delio Rossi: «Scivolai e Ljajic la prese come un'aggressione. Da lì la mia carriera è cambiata»

Le parole dell'ex allenatore viola, che torna sull'episodio del 2012

Sulla Gazzetta dello Sport lunga intervista a Delio Rossi, ex allenatore della Fiorentina, che torna anche sul caso Ljajic. Ecco alcune sue parole: «Tornare ad allenare? Di certo non mi posso riciclare! Non è che ora posso mettermi a fare l’elettricista, non so nemmeno cambiare una lampadina. Sarò sempre un allenatore di calcio. L’ultima esperienza, quella al Foggia nel 2025, l’ho fatta perché penso che quando hai avuto qualcosa da un territorio e quella piazza ti chiama, indipendentemente dalla categoria tu devi essere presente. Altrimenti la Serie C non l’avrei mai fatta. La mia aspirazione è sempre stata un’altra: volevo allenare i bambini, poi il destino ha voluto altro. Però se qualcuno ora dovesse interessarsi alla mia figura mi renderei disponibile, perché no».

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Di quelle passate, c’è un’esperienza a cui è particolarmente affezionato? «No, sono affezionato a tutte le squadre che ho allenato. Non ho mai vissuto nessuna esperienza come una tappa intermedia, ho sempre dato cuore e anima. Mi sono sempre legato molto ai tifosi, anche se non sono uno che va a festeggiare sotto la curva. Credo che questo mi sia sempre stato riconosciuto, infatti tuttora in molte città in cui ho allenato mi riconoscono e si fermano a parlarmi per ricordare insieme qualche partita in particolare. Alla Lazio, ad esempio, ho trovato sempre grande fedeltà, anche se ho vinto meno di altri. Il tifoso laziale è così: non è eclatante, però è fedele».

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E qual è un ricordo più negativo? «C’è un po’ di rammarico per il mio secondo anno alla Sampdoria. Anche per l’episodio con Burdisso: sì, quell’anno potevo farlo meglio».

Con Ljajic alla Fiorentina non andò meglio. «Le dico questo proverbio, a cui sono molto legato: per dare un giudizio su una persona, una situazione, devi camminare, due giorni, due notti, con i suoi stessi mocassini. È facile fare le persone perbeniste, oppure le persone ipercritiche, stando seduti sul divano. Le situazioni le devi vivere sulla tua pelle. In quell’episodio si sono verificate una serie di condizioni sfavorevoli: io ho capito subito che cosa mi ha detto quando l’ho sostituito, e ho avuto la sfortuna di scivolare in quel momento perché avevo le scarpe da tennis e lui l’ha presa come un’aggressione. Da lì siamo partiti a inveire. Un altro più democristiano avrebbe aspettato la fine del primo tempo, si sarebbe fatto passare la cosa sopra e avrebbe parlato con il giocatore lontano dalle telecamere, ma io non sono così: io quando sento di dover agire, agisco. Ma è stata una cosa più scenica che effettiva, nonostante sia stata subito molto giudicata. Io poi ho chiesto scusa al ragazzo e a tutti e il rapporto con la Fiorentina è rimasto integro: sarò anche presente a Firenze per il centenario; tuttavia, credo che – per l’immagine che l’opinione comune si fece di me – da quel momento la mia carriera sia cambiata».

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