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De Sisti: "Prima la salute, poi il calcio. Una fetta di cuore a Firenze"

Il grande ex Fiorentina parla del momento "agli arresti domiciliari", per sconfiggere il Coronavirus, e della sua carriera, tra Viola e Roma

Giancarlo De Sisti, grande ex viola, parla così al Corriere dello Sport, tra Coronavirus e la 'sua' Roma, passando però anche - inevitabilmente - dalla Fiorentina: «Questo virus è molto potente, ha spiazzato tutti, anche gli addetti ai lavori, si vede dal numero di decessi.
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Noi in Italia abbiamo pagato un prezzo altissimo e la cautela che viene osservata è necessaria. Nessuno dei miei cari è stato contagiato e posso dire di essere contento, ma non è così, sto male quando la sera sento il bilancio in tv, la pandemia sta scendendo e muoiono ancora 500 persone giorno.

Sono agli arresti domiciliari, recluso a casa con mia moglie. In passato eravamo noi a consigliare ai figli quando era meglio non uscire, ora lo fanno loro con noi. La priorità della mia vita è stata la famiglia, poi il calcio».

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IL CALCIO DEVE RIPARTIRE? «Io penso alla salute prima di tutto, se si riprende non devono esserci ulteriori complicazioni. Questo virus non è ancora debellato completamente, quando gli scienziati stabiliscono che non si corrono rischi si può tornare in campo.

Credo che il campionato comunque dopo 26 partite abbia stabilito dei valori, si è visto chi ha giocato meglio. Per la regolarità sarebbe giusto, il calcio deve andare avanti solo in sicurezza, tenendo presente che tante società con i bilanci che non vanno rischiano di chiudere».

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  CARRIERA. «Non nascondo di essere stato fortunato, nel calcio e nella vita. Nel calcio ho raggiunto risultati importanti, pur non essendo uno dei fenomeni di fantasia, nella mia semplicità sono stato uno di quelli bravi.

Mi sarebbe piaciuto vincere qualcosa d’importante a Roma, sono stato ceduto nel momento migliore della mia carriera. A Firenze ho vinto lo scudetto e mi sono guadagnato un posto nella Hall of Fame, come nella Roma. Per me è il massimo».

RITORNO A ROMA. «Sono tornato dopo 9 anni, ho dato una fetta di cuore anche a Firenze, dove respiri cultura, sapere, bellezze spettacolari. Sono stato amato e sono stato bene. Inevitabilmente qualcosa di più ho fatto a Firenze, non me ne pento.

Quando andai via da Roma mi misi a piangere, avevo 22 anni. Tornai a 31, ero un centrocampista maturo. Ai tifosi giallorossi ho dato meno di quanto ho ricevuto, ma ho fatto tre anni ancora ad alto livello».  

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