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Dalle retrovie al palcoscenico. La marcia silenziosa di Joseph Commisso

La Nazione dedica spazio al figlio di Rocco, rimasto a Firenze anche durante il periodo di lockdown

Dopo quattordici mesi di apprendistato quieto, sempre un passo indietro rispetto ai dirigenti scelti in prima battuta dal padre, è arrivato il vistoso debutto di Commisso junior sul palcoscenico aziendale. Premiazione delle squadre, festa scatenata con i giocatori viola, prima fila nelle foto ricordo.

E poi la dichiarazione al sito della società, un debutto anche quello dopo un silenzio fitto. Sempre accanto all’uomo di fiducia del padre, il direttore generale Joe Barone, delegato assai a comparire, dichiarare, argomentare le vicende viola.

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Scrive La Nazione. Certo che la poca confidenza con l’italiano ha suggerito un graduale abbrivio verso la collocazione più giusta. Cioè emanazione diretta e ufficiale di Rocco Commisso. Che essendosi fatto da solo ha un grande rispetto per gli altri e una straordinaria stima di se stesso.

Siccome Commisso è in America da febbraio e ha prosciugato decine di giga per le videochiamate con i dirigenti, è geneticamente portato ad ascoltare tutti per fidarsi poi al 100 per cento solo di una persona. Joseph non cercherà mai di nascondergli la verità e Rocco «è uno che sta attento a tutto».

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La marcia silenziosa di Joseph non sposterà probabilmente gli equilibri interni, almeno non subito, ma secondo una delle famose letture interne è stato chiaro l’input arrivato direttamente dal NY. E Rocco spera di rientrare a Firenze prima del 19 di settembre, una volta interpretato il crocicchio di norme del protocollo Covid.

Novità e assestamenti interni? Nel frattempo Joseph ha riferito la posizione del padre dopo la conquista della coppa Italia Primavera: "Io sono stato qui durante tutto il lockdown e stiamo uscendo da un periodo duro. Cosa mi ha detto Rocco?

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È stato così contento per tutte le persone di Firenze. Si è divertito a guardare la partita e a vedere la vittoria". Torna il concetto delle persone di Firenze, il «popolo viola». Grande in particolare il feeling fra la società e gli ultrà della Fiorentina, che in altri tempi avevano dedicato un coro personalizzato a Joseph Commisso.

Strofe in rima evidentemente poco gradite all’interno del club. Bastò una telefonata e le rime finirono nel cestino dei poeti.

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