Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Dal ‘ci siamo tolti un peso’ a quegli ‘strappi che non ci sono più’. Senza Chiesa servivano gioco, manovra ed un sostituto che latitano

“Ci siamo tolti un peso” disse Pradè spiegando la partenza di Chiesa. Oggi, però, quelle caratteristiche mancano a questa Fiorentina

Sia chiaro, nessun rimpianto dal punto di vista umano. Federico Chiesanon voleva rimanere alla Fiorentina, già da un anno. E Commisso le ha provate di tutte per provare a fargli cambiare idea. Dal punto di vista tecnico, invece, qualche rammarico c’è.

Ed inizia ad emergere anche dalle parole degli addetti ai lavori stessi. Da Pradè a Prandelli, che nel trovare motivi e ragioni per le difficoltà di questa Fiorentina nel creare occasioni e gioco in attacco iniziano a sottolineare sempre con maggior frequenza che la cessione di Chiesa sia stata fortemente condizionante per la squadra viola.

sponsored

DA ‘CI SIAMO TOLTI UN PESO’ AGLI ‘STRAPPI CHE NON CI SONO PIU’”. Ci siamo tolti un peso” disse il ds viola Daniele Pradè spiegando la partenza di Chiesa destinazione Juventus, sottolineando come la volontà del calciatore fosse ormai chiara, da tempo, e che non si potesse, ormai, procedere in maniera differente.

Fino a un mese e mezzo fa c’era un giocatore che forse a Firenze è meglio non dire visto tutto ciò che è successo, che con la palla al piede riusciva a portare la squadra fino al limite dell’area avversaria. In questo momento non c’è e non ci sarà più”, ha detto sia prima che dopo la gara col Genoa Prandelli, evidenziando come senza gli strappi di Chiesa questa squadra faccia una fatica immensa nel rendersi pericolosa.

sponsored

Quelle partenze a testa bassa e l’egoismo di Chiesa, che potevano apparire come un limite per la crescita collettiva della Fiorentina e motivo di malumori vari tra i calciatori stessi, adesso mancano come il pane ad una squadra che era stata allestita per superare questa mancanza con un sostituto, ed una manovra, che però, ad oggi, latitano.

IL VERO PROBLEMA. In mezzo al campo nessuno crea niente. Davanti non c’è alcun tipo di gioco, fraseggio o manovra di sorta. Le punte non dialogano, non segnano, e salvo qualche rara eccezione neanche tirano. Da settimane ormai.

sponsored

Non che ci fosse chissà cosa con Iachini, anzi. Ma guarda caso, l’ultima partita in cui là davanti si è visto qualcosa di collettivo risale a Inter-Fiorentina, quando molto del suo ce ne mise proprio Federico Chiesa. Il vero problema, come già detto, non è aver ceduto un giocatore che da un anno voleva solo cambiare aria e andare alla Juventus, ma aver pensato di sostituirlo con un esterno come Callejon, in fase discendente della carriera e reduce da un contesto tattico particolare come quel Napoli in cui gira e girava tutto a memoria da anni.

Aver fatto questa operazione di mercato pesante all’ultimo giorno di mercato (anche per dinamiche di mercato dettate dal compratore e dal calciatore stesso), senza poter programmare, e non aver pensato che togliendo il ‘palla a Chiesa e vediamo che succede’ servisse ben altro sul mercato che tre svincolati come Borja Valero, Callejon e Bonaventura per arginare tale perdita.

L’ALTRO PROBLEMA. Il ‘palla a Chiesa e speriamo’ è stato sostituito dal ‘palla a Franck e speriamo’. Il problema è che Ribery non è, allo stato attuale, Chiesa. Non ha gli strappi di Chiesa o la lucidità per saltare gli avversari come birilli per sopperire a tale mancanza atletica.

E l’altro grande problema è l’incapacità di questa rosa di arrivare al tiro con il fraseggio. Prandelli, appena arrivato, era apparso fin troppo ottimista di poter cambiare le cose in fase d’attacco a questa squadra. Ma dopo tre gare, più una di Coppa Italia, in cui sono arrivati un gol ai supplementari a Udine ed uno di un difensore, c’è ben poco da esser soddisfatti.

Anche col Genoa, il gol, è arrivato al termine di 97 minuti in cui l’unica soluzione per buttarla dentro era stata il ‘palla a Biraghi, cross, e speriamo’. Un altro errore è stato il non essersi resi conto che Chiesa, anche se non fa piacere dirlo, abbia salvato quasi da solo la Fiorentina nelle ultime due stagioni.

E allo stesso tempo non aver investito su un centravanti che potesse far salire la squadra, fare da punto di riferimento, e ovviare a lacune che sono risultate essere anche più grandi del previsto. COME USCIRNE. Solo col lavoro, e Prandelli lo sta facendo da giorni, potranno arrivare dei miglioramenti.

Sia tecnici che di feeling tra i calciatori stessi, ma anche atletici. Perché né Ribery Callejon avranno la stessa capacità di partire dalla mediana saltando l’uomo in velocità e arrivare al limite dell’area che aveva Chiesa, ma è lecito immaginarsi che abbiano nella testa e nei piedi la capacità di poter fare un dribbling o una triangolazione che permetta alla Fiorentina di creare superiorità in fase offensiva.

Idem come sopra vale anche per Castrovilli, da tempo lontano parente di sé stesso. MERCATO E CARATTERISTICHE. Il mercato è alle porte. Ormai è chiaro cosa manca a questa squadra: un regista e un centravanti vero, anche vecchio stile, su tutti.

Che è esattamente ciò che Iachini aveva chiesto ai suoi dirigenti, e che invece non sono arrivati. Problemi, errori di valutazione, e dinamiche che partono da lontano, insomma. A Prandelli il compito di lavorare (tanto) sulla testa, sulle gambe e sulle idee di quelli che ha a disposizione, sperando di riuscire a toccare le corde giuste e che dal mercato arrivino risposte, e possibilmente, non altri errori di valutazione.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento