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Da risorsa a problema: Dodo è lo specchio della Fiorentina

La parabola discendente dell'esterno brasiliano è esemplificativa del fallimento della Fiorentina

È difficile prendere a esempio il caso di un singolo giocatore per raccontare il disastro sportivo chiamato Fiorentina 2025-26. Se però vogliamo fare questo sforzo, la parabola discendente di Dodo è quella che simbolicamente rappresenta appieno tutta la stagione viola.

Se guardiamo al rendimento dell’esterno brasiliano, infatti, emerge una costanza tutt’altro che positiva nelle prestazioni insufficienti, evidente fin dall’inizio della stagione. A differenza di chi ha attraversato fasi alterne nel corso dei mesi, o di chi aveva iniziato decentemente il campionato prima di essere risucchiato nel vortice di negatività che ha travolto la Fiorentina, Dodo è apparso in difficoltà già dalle primissime uscite, senza mai riprendersi.

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Il calo di rendimento rispetto all’anno scorso è quasi sconcertante. Il 2024-25 era stata la stagione della consacrazione per l’ex Shakhtar. Dopo il grave infortunio al ginocchio del settembre 2023 e il rientro lampo pochi mesi dopo, nell’anno con Palladino in panchina Dodo si era definitivamente imposto come uno degli esterni migliori del campionato italiano. I 6 assist distribuiti ai compagni raccontano solo in parte il contributo fondamentale che il brasiliano dava alla manovra della Fiorentina, che beneficiava dei suoi strappi nello stretto sia per uscire dalla pressione alta avversaria, sia per creare superiorità numerica in zona offensiva.

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Tutto questo, però, si è capovolto. Prima i dissidi con la società per il mancato accordo sul rinnovo di contratto, poi le voci di mercato estive, infine la decisione della Fiorentina, con Pradè alla guida dell’area sportiva, di trattenerlo nonostante un contratto in scadenza nel 2027. La stagione non partiva con i migliori auspici, ma nulla lasciava presagire un crollo di queste proporzioni.

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Il Dodo del 2025-26 è il lontano parente di quello ammirato nella stagione precedente. Particolarmente simbolico è l’episodio avvenuto negli ultimi secondi di partita contro il Bologna. Con una Fiorentina che, alla deriva, solo con la forza dei nervi si era riportata sul 2-2, il brasiliano ha avuto una chance colossale per vincere la partita, ma l’ha fallita clamorosamente

Le scorie dell’estate turbolenta hanno sicuramente influito nelle prime settimane della stagione del classe 1998. A ciò si è aggiunto il peso generale – abbattutosi su tutta la squadra – di una crisi di risultati che ha trascinato la Fiorentina all’ultimo posto in classifica, dove si trova attualmente.

A ciò bisogna aggiungere anche una questione prettamente fisica. Dodo non riesce più a essere così efficace nel fondamentale in cui era fenomenale fino a pochi mesi fa: l’uno contro uno nello stretto. Al brasiliano manca un po’ di quell’esplosività, quell’accelerazione bruciante da fermo che lo ha sempre caratterizzato. Questo calo di brillantezza fisica non è drastico, ma in un calcio sempre più atletico questo basta per consentire agli avversari di limitarlo. Lui stesso pare essersene accorto: dopo alcune partite in cui si incaponiva in dribbling che non andavano mai a buon fine, ha ridotto i suoi tentativi col passare delle settimane. L’anno scorso Dodo era sesto in Serie A per dribbling tentati e quinto per dribbling riusciti, quest’anno è sceso al 15esimo posto per dribbling tentati e al decimo per dribbling riusciti.

Il futuro prossimo di Dodo, ad oggi, sembra essere ancora a Firenze, con la società che al momento è decisa a confermarlo per la seconda parte di stagione. Domenica, con la Cremonese, sarà regolarmente al suo posto. Il passaggio alla difesa a 4 da parte di Vanoli non dovrebbe svantaggiarlo, visto che Dodo nasce come terzino e ha già dimostrato di saper far bene in quella posizione.

A lui, proprio come alla Fiorentina, si chiede un cambio di passo con l’arrivo del 2026. Di tornare a essere il Dodo che tutti abbiamo conosciuto: una vera risorsa e non un elemento dannoso, come si è trasformato negli ultimi mesi da incubo.


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