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Da Glazer a Commisso, e ora Friedkin: gli USA nel calcio europeo

La Roma sta per passare di mano al texano dopo gli anni di Pallotta. I primi a cambiare filosofia furono i proprietari dello United.

In principio fu Malcolm Glazer. Il 16 maggio 2005, a 76 anni, concluse l’acquisto del Manchester United, uno dei club più noti e più ricchi al mondo. E avviò così lo sbarco degli americani in Premier. Un nuovo modello di business: manageriale, oculato, finalizzato al profitto prima di tutto.

Gli altri avevano comprato i club londinesi per introdursi nell’ambiente della City e li avevano gestiti all’inizio da benefattori, scialando e non preoccupandosi del bilancio. I Glazer invece prendono il MU sborsando solo 400 milioni di euro su una valutazione da 1,2 miliardi; i restanti 800 mln sono caricati come debito sullo stesso club, in pratica lo pagano un terzo e con gli attivi successivi dello United, spalmati negli anni, ripagano le rate dei debiti.

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Oggi Joel e Avram Glazer (patrimonio familiare di 5 miliardi di euro, fonte Forbes) gestiscono un club dal fatturato sui 700 milioni di euro e dal valore stimato di circa 3 miliardi. Così scrive La Gazzetta dello Sport.

ITALIA.

Anche in Italia ormai la bandiera a stelle e strisce sventola con frequenza. Nell’estate 2011 arrivano Thomas DiBenedetto, salernitano di Boston, e i suoi soci, fra cui James Pallotta che gli subentra alla guida della Roma l’anno dopo.

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Allora il club vale circa 110 mln di euro (70 versati dagli Usa), oggi 5 volte di più. Nell’estate 2018 pure la Milano rossonera, tradita dal cinese Li, è passata al fondo Elliott di Paul Singer per 370 milioni – i debiti del cinese per il prestito con gli americani-; il 75enne newyorchese è abile nell’acquisizione di imprese e debiti sovrani, cioè di Stati alla ricerca di finanziamenti. E quest’estate ecco Rocco Commisso alla guida della Fiorentina che fu dei Della Valle per 170 mln, il ragazzo di Calabria che ha fatto successo con le tv via cavo.

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In Italia ci sono anche Joe Tacopina, in B col Venezia rilevato dal fallimento nel 2015 e prima con DiBenedetto alla Roma e con Joey Saputo al Bologna, e lo stesso Saputo, che però è canadese.

ROMA. Ora la Roma sta per passare da Pallotta a Dan Friedkin.

«Sul piano sportivo, vorrei lasciare il segno – ha detto agli amici il magnate texano – anche perché sono innamorato di Roma e ritengo che ci siano margini di sviluppo sia sul piano sportivo che dal punto di vista commerciale e turistico».

Lo pensava anche Pallotta, che però si è incagliato sul piano sportivo. Un'operazione che parte da 790 milioni, un mese di pazienza, più o meno, anche perché le società della galassia Roma da monitorare sono ben 12. Con queste tempistiche, difficile immaginare che l’effetto Friedkin si possa sentire già sul mercato di gennaio, assai più probabile però che possa avere un peso importante a giugno.

Tra l’altro, il nuovo proprietario – visto che sono trascorsi tre anni dal «gentleman agreement» concordato con l’Uefa – potrebbe accedere al «voluntary agreement» che consentirebbe d’investire più di quanto il fatturato potrebbe permettere al club, concordando però un piano di rientro strutturato.

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