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Da buco nero a nuove speranze: da Fagioli a Ndour, fino a Brescianini. A centrocampo c'è vita

Da Nicolussi a Sohm e Richardson, lunga è stata la ricerca dell'assetto giusto in mezzo. Ora però Vanoli può sorridere (un po' di più)

Negli occhi un'immagine a fine partita contro l'Inter. Nicolò Fagioli che alza il premio come MVP del match contro la capolista, ma fa cenno che se lo sarebbe meritato più il compagno a fianco. Ovvero Cher Ndour. Un ragazzone di un metro e novanta che dopo i tre gol in Conference ne ha segnati altri due in campionato. «Questo premio di MVP l'ho vinto io, ma doveva vincerlo Cher. L'anno scorso ha vissuto mesi difficili, giocava poco, ma ora che ha avuto continuità sta dimostrando il suo valore», le parole dell'ex Juve nei confronti dell'Under 21 azzurro. Amicizia, senso di squadra. E crescita per entrambi.

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CRESCITA. Perché chi avrebbe mai immaginato, qualche mese fa, di trovarli tra i migliori a fine partita. Non solo domenica, in realtà. La crescita di Fagioli parte da lontano, quella di Ndour è invece più recente. Ma importante. «Ho lavorato tanto con il mister e lo staff, sono migliorato tanto. E mi sono convinto che questo deve essere il mio ruolo», ha sottolineato Nico, con la consapevolezza di chi vuole imparare nuovi compiti in campo. E lo sta facendo bene, vista la raffica di 7 in pagella negli ultimi mesi. Ma anche Ndour, gol (pesanti) a parte, sta mostrando progressi evidenti. Un tempo molto spaesato, movimenti rivedibili nelle due fasi. Anche Vanoli lo pungolò pubblicamente. Ma presto è diventato un titolare aggiunto in mezzo al campo. Ha 22 ancora da compiere, mezzi fisici importanti e una voglia matta di imporsi a Firenze.

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GOL PESANTI. Ndour fin da piccolo è considerato un predestinato, ha girato mezza Europa senza mai trovare continuità. Fino ad ora. Perché se Parisi è il volto-copertina della gestione Vanoli, Ndour è l'altro che si è guadagnato fiducia a suon di prestazioni. La Conference è stata il suo habitat per diverse partite, con i gol a Sigma Olomouc, Rapid Vienna e Rakow, ma anche in campionato più volte di recente si è fatto sentire. Fino alla prova contro l'Inter, con il gol del pari ma anche altre due sgroppate niente male. Oltre a tanta sostanza in mezzo. Deve e può fare ancora di più, Vanoli lo stimola, ma di fatto è una risorsa importante anche per il finale di stagione. Chissà poi nel futuro viola, nella Fiorentina che verrà, che ruolo potrà avere. Ma quello sarà un altro capitolo.

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QUANTE DIFFICOLTA' (E SCELTE RINNEGATE). Intanto, tornando all'immagine di partenza, vien da ripensare anche alle tantissime difficoltà del centrocampo viola di questa stagione. Da Pioli ai primi mesi di Vanoli. Fu preso ad agosto Nicolussi Caviglia, ad esempio, per fare da regista dopo che Pioli non era convinto di Fagioli in quel ruolo (poco anche il giocatore, in quel sistema di gioco). Ma l'ex Venezia, andato a Parma a gennaio, ha quasi sempre steccato. Con la Fiorentina che aveva diverse marce in meno nel motore, in un periodo in cui non funzionava niente. C'era Sohm, acquisto pesante da 15 milioni, che però tecnicamente e mentalmente non si è mai imposto. Anzi. Anche lui ha lasciato a gennaio. Così come il 'ripescato' Richardson o perfino Sabiri, mossa della disperazione di Pioli. Mandragora ha garantito 7 gol in stagione, ma a corrente alternata, poi dal mercato sono arrivati Brescianini e Fabbian. E se il secondo ancora fatica a far vedere le proprie qualità, l'ex Atalanta e Frosinone è l'altra bella faccia del centrocampo nell'ultimo periodo. Un impatto convincente appena arrivato, diversi passaggi a vuoto ma nelle ultime gare Brescianini si è fatto apprezzare per inserimenti, copertura del campo, buona tecnica. Si riparte anche da qui per la volata finale. Soprattutto da un Fagioli che finalmente ha preso in mano la squadra, e da Ndour che può essere una risorsa importante. Finalmente a centrocampo si vede qualcosa.


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