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Crisi senza fine, neanche Prandelli è riuscito ad invertire il trend. La 'scintilla' non arriva mai: ora in apnea fino a Natale

Cesare non ha portato la scossa sperata: situazione critica, tre partite in una settimana e una classifica che rischia di complicarsi ancor di più

Tutti si aggrappavano a quel gol di Milenkovic al 98' contro il Genoa, a quell'esultanza collettiva, a quella reazione che aveva portato la Fiorentina a guardare in faccia le porte dell'inferno calcistico (la Serie B) e a risalire quasi miracolosamente.

Invece, neanche quella è stata la 'scintilla' buona per far uscire, almeno mentalmente, i viola dalla crisi. Passano gli allenatori, cambiano gli interpreti in campo, ma questa Fiorentina va sempre più a fondo. Incapace di reagire, di avere un guizzo d'orgoglio.

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Del resto, 9 punti nelle prime 11 partite di campionato (peggior partenza di sempre in A) ben raccontano il presente di questa squadra. Per il momento appena sopra la 'linea di galleggiamento' più per demeriti degli altri che per meriti propri.

Senza capire come, e dove, aggrapparsi per riprendere in mano la stagione. NIENTE SCOSSA. ANZI. Iachini aveva fatto 8 punti nelle prime 7 partite, Commisso e i dirigenti avevano deciso (giustamente) di cambiare durante la sosta di novembre per dare un segnale chiaro ai giocatori.

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Una scossa. Invece, anche con Prandelli le cose non sono cambiate. Anzi. Il solo punto conquistatoin quattro partite di campionato fotografa una squadra ancora in piena crisi. È cambiato assetto tattico, sono cambiati gli interpreti (Cesare ha sempre modificato la sua formazione, Coppa compresa), ma non le prestazioni e i risultati.

È cambiato anche il modo di confrontarsi con i giocatori: da una sorta di 'difesa ad oltranza' con Iachini, quando tutti – dirigenti in primis – parlavano di 'squadra forte' e diversi alibi legati a condizione, impegni con le Nazionali eccetera, alla messa a nudo dei grossi problemi fisici e mentali con Prandelli.

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Ma neanche questo è bastato. DA IACHINI A PRANDELLI. Spesso il cambio di allenatore può portare una scossa. Mette di fronte i giocatori alle proprie responsabilità. Del resto, questo è quello a cui puntavano Commisso e i dirigenti viola.

Oltre a dare ad una Fiorentina considerata in grado di lottare almeno per la "parte sinistra della classifica" un gioco più propositivo di quello che aveva avuto con Iachini. Invece, la situazione è presto precipitata. Da squadra abbottonata e con poche idee offensive, a formazione che non riesce mai ad impensierire gli avversari, che non dà mai l'impressione di poter vincere le partite.

Nelle prime 4 partite con Iachini, lo scorso anno, erano arrivati ben 8 punti. Con Prandelli, invece, 1 punto. La scossa non c'è stata, anzi. Anche se i problemi, come detto, vanno ben oltre la guida tecnica. Con Cesare che presto è passato da "voglio una squadra coraggiosa, la parte sinistra è solo un punto di partenza" e "ho detto a Barone che tra 2-3 mesi mi chiameranno per firmare il rinnovo", al più realistico "scordatevi il calcio spettacolo, facciamo in fretta 40 punti".

ORA IL RITIRO: SERVIRA'? Dopo l'ennesima prova piatta a Bergamo contro l'Atalanta (dove effettivamente era troppo chiedere punti a questa Fiorentina, ma quanto ad atteggiamento era pur lecito attendersi qualcosa di molto diverso), la squadra è andata in ritiro.

Con Commisso e i dirigenti infuriati per la situazione. Un modo ulteriore per richiamare i giocatori al senso di responsabilità. Anche i tifosi, tramite striscione, hanno fatto sentire la propria pressione. Ci vuole rispetto per chi non può venire allo stadio, per chi vive la Fiorentina come una religione, per i tifosi in generale, per una maglia che ha una storia importante, da parte di chi rappresenta (anzi, dovrebbe rappresentare) Firenze sui campi d'Italia.

STRADA IN SALITA. Gli stadi e le città vuoti, è vero, rendono più complicata la comprensione di senso di appartenenza, così come una sonora bordata di fischi dopo prestazioni come le ultime darebbe senz'altro un impulso diverso.

Cosa che in altre occasioni ha risvegliato gruppi ben più scarsi (sulla carta) di questo. Ma la classifica dovrebbe far capire piuttosto bene la gravità della situazione. Ora alle porte ci sono due gare casalinghe, contro due squadre parecchio organizzate.

Prima, mercoledì, il Sassuolo di De Zerbi, che in trasferta ha fatto 13 punti sui 15 a disposizione (e avrà anche due giorni in più di riposo, visto che ha giocato venerdì). Poi il Verona di Juric sabato (l'Hellas ha fatto 8 punti in 4 trasferte contro Lazio, Atalanta, Milan e Juve).

Per infine chiudere il 2020 a Torino contro la Juve. Parecchio complicato, per la Fiorentina vista nelle ultime settimane, pensare di riuscire a strappare punti che sarebbero vitali per la salvezza. Necessario, quindi, un deciso cambio di atteggiamento.

Con Prandelli si è vista qualche nuova idea di gioco, ma spesso a ritmi soporiferi. E tutto in ogni caso spazzato via dalle enormi fragilità che hanno contraddistinto le varie prestazioni. IN APNEA FINO A NATALE. Ne saprà uscire la Fiorentina?

Col Sassuolo il primo appello. Saranno, in ogni caso, sette giorni da vivere in apnea, fino alla sosta di Natale. Gli incroci con squadre organizzate e dalle idee chiare come neroverdi e gialloblu, più la sfida proibitiva ai bianconeri.

Mentre tante rivali per la bassa classifica hanno la loro identità: dal Benevento allo Spezia, squadre tecnicamente più deboli mettono l'anima in campo e sanno sfruttare le proprie caratteristiche. Per fortuna che finora Torino e Genoa, oltre al Crotone, hanno palesato più difficoltà dei viola.

Ma da inizio novembre nessuno ha fatto meno punti della Fiorentina. Ecco perché non dare reazioni da qui a Natale porterebbe al rischio di una classifica ancor più critica alla prossima sosta. Solo il gruppo viola, con il suo atteggiamento e le sue prestazioni, può cambiare un trend che pare da caduta libera.

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