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CorSport - Viola, inferno di Crystal. Al Franchi al ritorno servirà un'impresa

3-0 netto per i londinesi, con il gol di Sarr nel finale a ipotecare la qualificazione: per la squadra di Vanoli sarà difficilissima

Un gol nel finale fa la differenza e dilata la prestazione incolore della Fiorentina, scrive il Corriere dello Sport - Stadio. Sarr ha piegato per la terza volta De Gea a una manciata di minuti dal termine e ha reso la gara di ritorno al Franchi, dopo il netto 3-0 a favore del Crystal Palace, una rincorsa senza ossigeno in vetta all’Everest. Sul 2-0 per i londinesi, forse, qualche speranza i viola la potevano coltivare, considerato anche un secondo tempo giocato leggermente meglio rispetto alla prima frazione. Ma quando Sarr è saltato sopra Comuzzo sul cross di Kamada e ha messo il pallone in rete, la sfida è tornata tutta dalla parte della squadra di Glasner.

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MEA CULPA. La formazione di Vanoli, a cui giovedì prossimo servirà una vera e propria impresa, deve soltanto fare mea culpa: va bene le assenze e una panchina con pochi ricambi, ma un primo tempo così brutto è veramente incomprensibile. Certo, il rigore con cui il Crystal Palace ha stappato la gara è stata una gentile concessione arbitrale, e la traversa a inizio ripresa poteva ridare fiato ai viola, ma la partita della Fiorentina non è stata all’altezza di un quarto di finale europeo. Un primo tempo inerte, molle da non capirlo. Vanoli ha ripresentato Dodo ma non Mandragora, con Piccoli al posto di Kean. Il Crystal Palace non ha iniziato con la foga che ci si aspettava dopo tre settimane di stop forzato. Ma pur non andando costantemente al doppio dei viola, è bastata ogni accelerazione per mandare in crisi gli avversari.

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CREPE. E subito si sono viste le crepe: su entrambe le fasce la sofferenza viola era altissima, Munoz sfondava dalla parte di Gosens, mai aiutato da Gudmundsson. A destra Dodo e Harrison non davano sostanza e anche dalla loro parte gli inglesi sfondavano con facilità. In mezzo un indecifrabile Fabbian, davanti Piccoli assente. Dopo le schermaglie durate venti minuti, la gara prendeva subito una brutta piega. Partita da un erroraccio di Fagioli e conclusa con un episodio sbagliato: un calcio di rigore per un intervento di Dodo su Guessand. Difficile parlare di imprudenza, giuste le proteste viola, ma l’arbitro era irremovibile: giallo al brasiliano e gol dagli undici metri di Mateta.

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FRAGILITÀ. Ma se sul vantaggio inglese la Fiorentina poteva recriminare, sette minuti dopo il raddoppio firmato da Mitchell certificava le criticità e le fragilità viola: minuto 30, Kamada scodellava il pallone sull’inserimento del solito Munoz, tocco per Mateta, tiro respinto da De Gea e l’esterno, che uccellava Harrison, non aveva problemi a segnare il 2-0. Qualcosa di più la Fiorentina provava a farlo nel secondo tempo. Per un quarto d’ora, almeno, era più incisiva e più dentro la partita. La traversa di Fabbian al 5', un colpo di testa di Gudmundsson al 12' e un tiro di Piccoli al 14'. Il legno del centrocampista avrebbe potuto cambiare il corso della gara: è mancata un pizzico di precisione.

TRIS. Il Crystal Palace, da parte sua, arretrava e ripartiva sempre meno, segno anche della pressione viola. Vanoli provava Comuzzo per Pongracic, Balbo per Gosens e Fazzini per Harrison, menter Glasner metteva il furetto Pino e poi Larma al posto di Mateta. La gara sembrava addormentarsi sul 2-0, invece ecco la nuova fiammata inglese. A un soffio dal 90', il cross di Kamada per Sarr (6° gol in Conference) sul quale Comuzzo sbagliava tutto. Poi un’altra azione pericolosa degli inglesi. Finale tremendo, ma non c’è niente da dire. Giusto così


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