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CorSport - Vanoli, il lavoro paga. Tutte le mosse per la rinascita, dalla difesa a quattro a Parisi

Il tecnico varesino vede finalmente i frutti del lungo e complicato lavoro iniziato a novembre: «Ora siamo una squadra»

«Ora siamo una squadra», ha detto Paolo Vanoli a Sosnowiec. Nello stesso modo in cui l’aveva fatto nel passato recente e meno per raccontare invece che la Fiorentina non era ancora una squadra, cioè senza enfasi negativa prima e senza ridondanza positiva adesso. Però l’ha detto e questo significa che quello è. La Fiorentina è una squadra compiuta, scrive il Corriere dello Sport - Stadio, perfettibile ovviamente, ma compiuta, che ha quello che vuole e sa come ottenerlo. Le tre vittorie di fila lo certificano e hanno perfino più valore delle tre consecutive tra campionato e Conference League ottenute in precedenza (Como, Jagiellonia all’andata e Pisa). Perché queste hanno prodotto sei punti nella fase cruciale del campionato, tra cui i tre a Cremona lunedì sera per il +4 sulla zona-incubo, e i quarti di finale di Conference League. Insomma, stanno aiutando a dare forma concreta a due obiettivi. Soprattutto uno.

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IL LAVORO PAGA. Ma come ci è arrivata la Fiorentina a diventare una squadra, al netto sempre di riprove che sono conferme quanto mai necessarie? Con una serie di accorgimenti e modifiche apportati nel tempo da Vanoli che hanno inciso prima sulla struttura e poi sul rendimento, e infine tutte insieme hanno creato un’identità differente e con essa una consapevolezza differente. Accorgimenti e modifiche a livello individuale e di collettivo che si possono così riassumere in ordine sparso: l’introduzione della difesa a quattro; Parisi esterno avanzato a destra; Fagioli regista ‘protetto’; il recupero di Ranieri; la valorizzazione immediata di Solomon nella ricerca di un esterno che cambiasse la fisionomia offensiva; la gestione in modi e maniere diversi di Piccoli, Kean e Gudmundsson. E finalmente stanno avendo gli effetti sperati e desiderati.

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I DUE VOLTI DEL CAMBIAMENTO. La difesa a quattro ha un po’ migliorato il rendimento della retroguardia viola - i gol al passivo rimangono comunque sempre troppi - ma più che altro ha incrementato quello dei singoli interpreti, in particolare di Pongracic e Ranieri, scelti non a caso come coppia di riferimento. Ed è in questo secondo contesto che si inserisce il recupero dell’ex capitano, passato da degradato (tolti i gradi di) e in panchina a titolare fisso e indispensabile per apporto. A proposito di singoli irrinunciabili, Parisi e Fagioli sono i due che meglio rappresentano il cambiamento della Fiorentina: l’esterno da ala destra nel ruolo che Vanoli gli ha inventato e ritagliato su misura, forse, anzi senza forse, il colpo di genio dell’allenatore varesino visto il cambio di passo dell’ex Empoli e di conseguenza della squadra viola; il centrocampista piacentino vecchio-nuovo regista come aveva ci provato anche Pioli, ma Vanoli gli ha aggiunto la ‘copertura’ di due mediani e solo così Fagioli è tornato ad essere Fagiolic felice e contento di avere le chiavi del gioco.

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ATTACCO. Rimangono Solomon e gli attaccanti. L’israeliano, primo degli innesti del mercato invernale ad arrivare a Firenze, è stato subito la chiave di volta per l’accesso alle corsie esterne, abbandonate con Pioli e nel Vanoli-1 fino al cambio di sistema di gioco, e la Fiorentina ha beneficiato tanto della presenza dell’ex Villarreal sulla fascia. Quanto a Piccoli, Gudmundsson e Kean, tra alti e bassi di rendimento e di condizione fisica, adesso ognuno di essi è garanzia di affidabilità, ragion per cui le rotazioni a volte forzate decise dal tecnico hanno contribuito a rendere la Fiorentina più incisiva e più concreta in avanti. Nel momento in cui conta.


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