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CorSport - Punto e capo. Per fare la rivoluzione servirà innanzitutto ritrovare il senso di appartenenza

Evitato il peggio, adesso prende il via la ricostruzione: sarà un lavoro complicato per il ds Fabio Paratici

Punto e a capo, scrive il Corriere dello Sport - Stadio. Adesso sì, a salvezza conquistata matematicamente grazie allo 0-0 di una modestia infinita contro il Genoa, una riga bella grossa su questa Fiorentina per dare il via a nuovo inizio. A capo davvero e un nuovo inizio davvero, in tutto e per tutti, nel progetto e nei contenuti, perché lo chiedono - anzi, lo pretendono - il nome e la storia di cent’anni del club viola. E perché chi anche ieri ha prodotto lo spettacolo indecoroso di un non calcio difficile da sopportare non ne può far parte nell’immediato futuro.

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È MANCATA L'APPARTENENZA. Più dei limiti tecnici, che si sono manifestati ben oltre l’immaginabile, più delle lacune nel gioco che sono state costanti nel corso dei mesi, va ribadito che la Fiorentina di questa stagione al contrario è mancata soprattutto nel senso di appartenenza, nell’attaccamento a questa maglia e a questi colori. E qui sta il merito di Vanoli dentro una serie di circostanze favorevoli, non ultima il livello basso della zona retrocessione. Essere riuscito a ottenere i punti necessari per tirarsi fuori dai guai da un gruppo di calciatori male assemblato nello scorso mercato estivo, per nulla migliorato in quello invernale, che cammin facendo di fronte ai risultati negativi non ha saputo fare assunzione di responsabilità trascinandosi dietro atteggiamento, superficialità ed errori. Evitare il peggio, a queste condizioni, è stata un’impresa.

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RIPARTENZA. Prova ne sia che nella partita della salvezza c’erano nove calciatori della scorsa stagione, più un Primavera classe 2006 e il solo Solomon tra tutti gli arrivi di luglio e di gennaio in campo dal primo minuto. Anche e soprattutto da questo dovrà ripartire il succitato progetto, in una piramide di compiti e funzioni che ha nella società ovviamente il vertice: alla proprietà e ai dirigenti spetta il compito di indicare la strada, tracciando le linee guida fin dallo spessore delle ambizioni che poi dovranno trovare riscontro pratico negli acquisti; all’allenatore che sarà (Vanoli o un altro) il compito di dare subito un’identità al nuovo gruppo; ai calciatori che saranno (pochi della squadra attuale e tanti da prendere) di legarsi a Firenze e alla Fiorentina.

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INGUARDABILI. Questo è il senso (l'unico) del pareggio contro il Genoa che ha dato la certezza di ritrovare la Serie A anche nella prossima stagione. Per il resto non c’è nient'altro di positivo da raccontare di una partita non raccontabile per quanto è stata brutta, inconsistente, priva di spunti, ma soprattutto inguardabile per la quantità di sbagli e di pressappochismo: come se non ci fosse un modo per fare le cose. Basti questo: la Fiorentina ha effettuato un solo tiro verso la porta di Bijlow (se si può chiamare tiro...). E meno male per la squadra viola che il Genoa, come il Sassuolo un paio di settimane fa, a sua volta ha fatto il minimo sindacale. E comunque c’è voluta una parata di De Gea sul colpo di testa di Ostigard (39’) per evitare guai peggiori, anche se poi il portiere spagnolo ha rischiato in un altro paio di occasioni (una da sua uscita sbagliata), comunque annullate dal fischio arbitrale. Per il resto è stato solo un lento e faticoso (per chi guardava) trascinarsi fino al 94’. Punto e a capo.


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