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CorSport – 'Nemo propheta in patria', Braschi prova a spezzare la maledizione dantesca

Lacrime ed emozioni, nessun figlio di Firenze si è affermato da queste parti. Lui ha Bati e Gila come idoli

Il detto 'nemo propheta in patria' trova una sua concretezza soprattutto a Firenze, la città che ha esiliato Dante. Per l'atteggiamento tutto fiorentino di esaltarsi e ripudiare tutto nel giro di poco tempo, anche chi è figlio della stessa terra. Nonostante un bacino di tutto rispetto - Firenze è una delle province con più scuole calcio in Italia - negli ultimi 50 anni di fiorentini di nascita protagonisti in maglia viola (giocando più di qualche spezzone di gara) si contano soltanto Antonio Di Gennaro, Francesco Flachi ed Emiliano Viviano, calciatori dalla carriera prestigiosa che hanno dato però il loro meglio lontano dalla propria città natale. Loro come i vari Luca Bartolini, Marco Baroni, Andrea Rocchigiani, Daniele Amerini, Andrea Ivan, Samuel Di Carmine, scrive Il Corriere dello Sport – Stadio.

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LACRIME. E' presto, prestissimo per dire se Riccardo Braschi spezzerà la secolare maledizione dantesca. Intanto le sue lacrime hanno commosso un po' tutti e fatto il giro dei social. La genuinità del gesto strappa tutta la tristezza del momento, lo stadio vuoto, l'annata da incubo, i tifosi risentiti. Per un attimo Braschi fa far pace tra Firenze e la Fiorentina. Qualche corsa a vuoto, un paio di duetti con Gudmundsson, le mani al cielo per il rigore trasformato dall'islandese al minuto 93. 

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BATI E GILA. L'impressione è che per il ragazzo il debutto sarebbe potuto arrivare prima, ma le paturnie in campionato di De Gea e compagni hanno posticipato l'evento. Lui, centravanti moderno, di struttura (190 centimetri) ma con piedi da trequartista, ha continuato a trascinare la Primavera di Galloppa (15 reti in campionato) in attesa dell'appuntamento col destino. Poco più di un anno fa era in curva Fiesole ad assistere alla vittoria per 3-0 sull'Inter. Da piccolo, dopo ogni gol, 'smitragliava' come Batistuta, anche se, per limiti anagrafici, ha soltanto sentito i racconti del Re Leone, ed è cresciuto con le reti di Gilardino.

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