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Corriere Fiorentino - Farfalle, frasi sulla lavagna e gioco sulle ali. Così Grosso si avvicina alla Fiorentina

Dal rigore Mondiale ai successi col Sassuolo. Per la firma manca l’accordo sullo staff, scrive oggi il Corriere

Per Fabio Grosso la strada che porta alla panchina della Fiorentina appare ormai tracciata, scrive stamani il Corriere Fiorentino. Quarantanove anni il prossimo 28 novembre e in panchina dal 2014, quello di Grosso è stato un percorso fatto di vigorose accelerazioni e brusche frenate: il campo, però, quest’anno ha parlato chiaro.

IDENTITA’, Grazie ad acquisti mirati e coerenti con la propria idea di gioco Grosso è riuscito a creare un connubio perfetto tra l’esaltazione del singolo e il risultato del collettivo: verticalità offensiva e blocco basso difensivo sono stati due dei concetti chiave del Sassuolo, ma più per caratteristiche della rosa che per dogma. Il dato sul possesso palla è piuttosto scarno (46,1%), ma non così lontano da quello dell’anno di Serie B in cui il Sassuolo aveva sovrastato le avversarie pur mantenendo appena il 52% di dominio della sfera; in questa stagione, ad ogni modo, non solo Grosso ha ottenuto risposte continue dagli esterni (8 gol Berardi, 7 Laurienté) e dagli incursori (6 Koné, 4 Thorsvedt), ma ha anche consentito a Matic di tornare ad alti livelli di continuità come schermo davanti alla difesa.

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PERCORSO. Grande fautore del connubio tra emozioni e sport (come si evince dalla presenza sul suo profilo Instagram di citazioni motivazionali), Grosso ama il confronto con i giocatori, ai quali lascia messaggi e indicazioni sulle lavagne («Abbiamo sentito le farfalle», sua celebre frase a Frosinone, divenne anche la maglia celebrativa dopo il ritorno in A) disseminate negli spogliatoi. Per l’ex giocatore passato in pochi mesi dalla C2 con il Renato Curi alla serie A con il Perugia la carriera da tecnico ha ricalcato un percorso più frammentario del previsto e la capacità di reinventarsi ha fatto la differenza, anche per discostarsi da quel Mondiale del 2006 che avrebbe potuto fagocitarne la vita professionale dopo il ritiro: basti pensare che il rigore decisivo segnato contro la Francia in finale è diventato nel 2015 persino il soggetto di un’opera teatrale in Iran, dove l’alter ego Farbod Farang, accanto a un fermo immagine dello stesso Grosso, ne raccontava la biografia e la vita (immaginaria) che lo avevano condotto fino a Berlino.

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SPORTIVO. Rimasto in ottima forma dopo il ritiro grazie al golf, al padel e al ciclismo, Grosso, recentemente insignito del Premio «Inside the sport» a Coverciano come allenatore rivelazione della serie A, cerca ora a Firenze costanza e linearità per spiccare definitivamente il volo. E mentre Vanoli attende ancora di conoscere ufficialmente il proprio destino (ieri ci sarebbe stato un contatto con l’agente, ma ancora interlocutorio), le interlocuzioni con Grosso proseguono, con al centro del dialogo staff e collaboratori. Pochi giorni e tutto sarà (finalmente) definito.

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