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CorFio - Sassuolo, inferno e ritorno. All'andata sconfitta e litigi, domani è match point salvezza

La partita di andata contro gli emiliani è coincisa con il momento più basso della stagione viola. Da lì è iniziata la risalita

Sembra passata una vita eppure, domani, saranno ‘appena’ 141 giorni da quel tremendo pomeriggio emiliano. Era il 6 dicembre, scrive il Corriere Fiorentino, e contro il Sassuolo la Fiorentina toccò probabilmente il punto più basso della sua storia recente. Non tanto - o non solo - per il risultato. Certo, il 3-1 a favore dei neroverdi fu pesante e guardare oggi la classifica di allora fa venire i brividi. Perché era la quattordicesima giornata e i viola, con 6 punti, guardavano tutti dal basso. La quartultima (allora il Parma) era 5 lunghezze sopra mentre Lecce e Cremonese parevano irraggiungibili visto che erano rispettivamente a +7 e +11.

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ALLO SBANDO. Salvarsi, insomma, sembrava una missione impossibile, anche perché mai come in quella partita la Fiorentina dette l’impressione di essere una nave totalmente in balìa delle onde, col comandante in panchina che stava perdendo il timone e con un equipaggio in pieno ammutinamento. E se fino a quel momento i dissidi all’interno del gruppo erano rimasti più o meno latenti, contro il Sassuolo esplosero sotto gli occhi di tutti. Il litigio tra Kean e Mandragora per chi dovesse calciare il rigore del momentaneo e poi inutile vantaggio, l’intervento dell’allora capitano Ranieri ma, soprattutto, il durissimo confronto-scontro andato in scena negli spogliatoi all’intervallo. Momenti di altissima tensione, a cui si aggiunse una comunicazione a dir poco discutibile. «Il rigorista è Gudmundsson ma non se l’è sentita», disse Vanoli, salvo poi essere smentito dall’islandese. «Non mi sono mai rifiutato in vita mia di calciare un rigore ma non mi metto a litigare davanti a tutti». In una parola: caos. Ma nel calcio si sa, un po’ come nella vita, dalla crisi più nera può nascere un’opportunità. E così, proprio da quel pomeriggio, è nata la risalita.

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TUTTA UN'ALTRA STORIA. Perché la squadra nei giorni successivi si è chiarita come mai avvenuto prima, perché Vanoli qualche settimana dopo ha deciso di cambiare capitano e perché, più che altro, è stato allora probabilmente che il club ha capito che non poteva più rimandare la ricerca di un grande dirigente. «Ho accettato il 15 dicembre - ha, non a caso, raccontato lo stesso Fabio Paratici - con la squadra ultima con 6 punti». Il resto è storia, e racconta di una Fiorentina che da quel match col Sassuolo in poi è stata capace di raccogliere 30 punti nelle successive 19 partite, tirandosi fuori dal baratro e ritrovandosi oggi, alla vigilia del ritorno contro la formazione di Grosso, con l’opportunità di chiudere definitivamente il conto.

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MISSIONE (IM)POSSIBILE. Una scalata, che ha visto i viola guadagnare una marea di punti su tutta la concorrenza: 19 sulla Cremonese, 15 sul Lecce, 18 sul Verona, 8 sul Cagliari. Che è poi il motivo per cui Vanoli spera ancora nella conferma. Di certo, lui stesso, quel giorno a Reggio Emilia se l’è vista brutta e se può ancora giocarsi le sue carte è perché Paratici l’ha difeso quando c’era chi pensava ad un altro ribaltone. Saggia decisione, col senno di poi, in attesa di capire cosa dirà il futuro. Prima però, il Sassuolo. Per cancellare definitivamente quel brutto ricordo, e mettere una pietra sopra a questa disgraziata stagione.


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