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CorFio – Palladino, ritorno senza sorrisi: domani sera l'accoglienza sarà tutto fuorché amichevole

Il tecnico di Mugnano torna per la prima volta da avversario. E potrebbe essere coinvolto nella dura contestazione della Fiesole

Breve, intenso e contraddittorio, scrive il Corriere Fiorentino: un anno vissuto quasi per intero al Viola Park nel quale l'unica certezza è che Raffaele Palladino ci ha messo tutto se stesso. Sarà lui il grande protagonista della sfida di domani sera tra la Fiorentina e la sua Atalanta – una partita inutile sul piano della classifica, ma carica di significati. Per questo, ne può star certi, entrambe le squadre faranno di tutto per vincere.

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UN AMORE MAI NATO. Da una parte una squadra che vuole congedarsi nel miglior modo possibile con la propria gente, dall'altra un allenatore che con questo ambiente non si è salutato benissimo. Era il 18 maggio, al Franchi si giocava Fiorentina-Bologna e nonostante la vittoria – con ancora concreta possibilità di chiudere al sesto posto con il record di punti dell'era Commisso, poi effettivamente centrato – dalla curva arrivò una sentenza pesante. «Palladino salta la panchina», il coro ripetuto quasi allo sfinimento, e poi uno striscione: «Palladino-Pradè accoppiata perdente, sparite per il bene della nostra gente». Un amore mai nato, quello tra il tecnico campano e il pubblico fiorentino, anche se resta difficile capirne il perché. Il gioco mai spettacolare avrà influito, ma la sensazione è che l'ex attaccante di Genoa e Juventus abbia pagato soprattutto il clima ostile che in quelle settimane coinvolgeva l'intera società. A cui si è aggiunta la fragorosa rottura avvenuta qualche giorno dopo la fine del campionato.

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CONTESTAZIONE. Domani sera, dunque, l'accoglienza per Palladino sarà tutt'altro che amichevole – con l'aria che tira potrebbe andare in scena una contestazione in piena regola, rivolta sia alla Fiorentina attuale sia al grande ex. Un'avventura fatta di alti e bassi, quella dell'attuale tecnico dell'Atalanta. Iniziata malissimo, proseguita col filotto record delle otto vittorie consecutive e con un bilancio finale positivo – sesto posto e 65 punti – se inserito nella storia di questa proprietà, ma conclusa nel peggior modo possibile. Le dimissioni, arrivate 24 ore dopo che Commisso – che aveva spinto per prolungargli il contratto – lo aveva definito «un figlio», hanno innescato un effetto domino – la scelta di Pioli, i programmi rivoluzionati – alla base dei problemi viola di quest'anno. Nel mezzo, il dramma sfiorato con Edoardo Bove proprio quando il tecnico aveva trovato un equilibrio prezioso grazie all'ex Roma, la perdita della mamma alla vigilia della sfida d'andata col Bologna, e un rapporto burrascoso con quasi tutto il club – dallo staff medico agli accompagnatori, dai dirigenti ai collaboratori. Con un'eccezione: la squadra. Non a caso il gruppo, dopo l'esonero di Pioli, aveva sperato in un suo ritorno – ipotesi circolata per qualche ora e poi rapidamente accantonata. Colpa anche di un carattere particolare che adesso, riferiscono da Bergamo, dopo appena sette mesi rischia di costargli anche la panchina della Dea.

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