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CorFio - Lo strano caso degli infortuni. Silenzi e dubbi, frizioni anche con Italiano e Palladino

Parisi e Solomon spariti dai radar senza alcuna comunicazione, la gestione di Kean che fa discutere. Ma anche Gosens, Comuzzo e Lamptey. E le parole di Vanoli...

Una storia fatta di infortuni, spifferi, parole. Le ultime, mercoledì. Al microfono, Vanoli. «Quello che posso decidere lo dico, come per Dodo. Sul resto, c’è un responsabile medico e sono temi di sua competenza». Rispondeva, il mister, a chi gli chiedeva conto degli infortunati e in particolare di quei giocatori dati sulla via del recupero e non ancora rientrati o di quelli di cui nessuno aveva comunicato nulla se non al momento dei convocati per il Verona. Così scrive il Corriere Fiorentino.

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SOLOMON. Solomon doveva rientrare dopo la sosta, era in gruppo per l’allenamento a porte aperte dello scorso 28 marzo. Ma da quel giorno non si sia più visto. Cos’è successo? Dal club qualcuno lascia filtrare che fosse pronto per una seduta blanda come quella ma non per mettersi a disposizione ma, fosse davvero così, probabilmente Vanoli l’avrebbe spiegato. Più facile che al momento di aumentare i carichi l’ex Tottenham abbia accusato una ricaduta o, comunque, un riacutizzarsi del problema. Di certo c’è che il silenzio imposto dal responsabile dello staff medico non fa altro che alimentare qualsiasi tipo di ipotesi.

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PARISI E KEAN. Stesso discorso per Parisi. La nota del club parlava di «brutta botta presa nella gara con l’Inter» (22 marzo) ma, da allora, dell’ex Empoli nessuno ha più avuto notizie. Possibile che per una contusione si stia fermi tanto a lungo? L’unico caso «chiaro», nonostante il fastidio dei tifosi, è quello relativo a Kean. Il bomber soffre di questo problema alla tibia che non gli permette di giocare ogni tre giorni. Chi parla di un Moise diverso in Nazionale dovrebbe ricordarsi che anche in Bosnia è stato costretto a chiedere il cambio. 

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GESTIONE E SILENZI (ANCHE IN PASSATO). La Fiorentina è comunque tra le squadre più “virtuose” per il tema infortuni. In Serie A infatti si contano 90 partite saltate tra tutti gli infortunati (più 36 tra Coppa Italia e Conference) e soltanto cinque squadre (Milan 75, Bologna 79, Genoa e Udinese 85 e Atalanta 86) ne hanno avuti meno. Merito anche della preparazione molto blanda voluta da Pioli (mirata proprio alla prevenzione) che ha però costretto Vanoli a dover ricostruire atleticamente il gruppo. Il tema semmai sta nella gestione. Basta pensare alla caviglia di Kean (si è insistito, con tanto di infiltrazioni fino a costringerlo a un lungo stop) o a quanto successo in precedenza con Gosens, Comuzzo e Lamptey. Sempre, e comunque, senza che dallo staff medico gestito dal dottor Pengue venisse data alcuna comunicazione. Anche in passato Italiano si innervosiva parecchio quando alcune sue scelte (obbligate per questioni fisiche) venivano criticate senza che lui potesse spiegarne i reali motivi, mentre Palladino pose addirittura il cambio di staff medico tra le condizioni per restare


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