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CorFio - Il solito film già visto. Vanoli vara il 'vecchio' 3-5-2 e la Fiorentina torna inguardabile

Data l'assenza di Dodo, il tecnico varesino è tornato a difendere a tre. Il risultato è una pesantissima sconfitta a Udine

E niente. La Fiorentina evidentemente non ne vuol sapere di tirarsi fuori dalla zona retrocessione. Si è messa lì a inizio campionato e anche ieri, quando avrebbe avuto l’opportunità per staccarsene, ci è rimasta con tutta sé stessa. In fondo, c’è un che di coerenza: la prestazione, contro l’Udinese, è stata specchio più che fedele della classifica. Un film già visto, e semplicemente inquietante: due-tre partite indovinate, una breve illusione e poi, puntuale, l’impatto durissimo con la realtà. Così il Corriere Fiorentino.

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MALE LA SQUADRA, MALE L'ALLENATORE. Non possono bastare un paio di assenze per rinnegare una strada che tutto sommato sembrava star funzionando. Soprattutto se l’alternativa è il ritorno al (bruttissimo) passato. Vanoli infatti - privo di Dodò - ha risolto il ballottaggio tra Fortini e Comuzzo come nessuno immaginava: escludendoli entrambi e facendo esordire - scelta non proprio illuminata col senno di poi - l’appena recuperato Rugani. La domanda a quel punto era: sarebbe stata comunque difesa a quattro (con lo spostamento di Parisi) oppure avremmo rivisto una difesa a tre? Una cosa è certa. In questa Fiorentina, Astori sarebbe stato inamovibile. E chissà. Magari con la sua leadership calma avrebbe evitato che paura e ansie varie diventassero i peggiori avversari. Un ricordo struggente, quello celebrato ieri prima del match, come struggente è ogni volta tornare con testa e cuore a quella maledetta giornata. Ma il calcio, si sa, così come il calcio, deve andare avanti. E così veniamo alla partita, e alla risposta a quelle domande sull’abito scelto da Vanoli per la serata. Un 3-5-2 che non si vedeva da mesi e del quale sinceramente non si sentiva la mancanza.

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NESSUNA REAZIONE. La costante però, e lì non c’entrano numeri e moduli, son le dormite sulle palle alte e, in particolare, sui piazzati. E così, dopo dieci minuti, la Fiorentina era già sotto. Immobili, i viola, e immobile De Gea. Una botta che ha stordito la Fiorentina che, a parte una colossale occasione sprecata da Mandragora, non è stata capace della minima reazione. Non un’idea, non un sussulto. Mangiata dall’Udinese sul piano del ritmo, come se fossero loro quelli con la bava alla bocca e a caccia di punti per la salvezza. Roba che all’intervallo veniva voglia di stravolgere e cambiare tutto e tutti mentre Vanoli, pronti via, si è limitato a sostituire Pongracic (ammonito) con Comuzzo e Brescianini con Ndour. Risultati? Zero. Stessa storia e anzi, se possibile ancor più brutta rispetto a quella dei primi 45. Il 2-0 col rigore di Davis insomma, e il 3-0 finale, non son stati che il giusto seguito di ciò che si è visto. E hanno un bel dire gli allenatori che i moduli con contano ma guarda un po’, è bastato tornare a quello di inizio stagione per ritrovare quella stessa, identica, inguardabile Fiorentina.

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