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CorFio - Il degno epilogo di una stagione fallimentare e quella scollatura sempre più grande

La Fiorentina pareggia e conquista la salvezza matematica, ma la prestazione e le parole del presidente lasciano perplessi

In una parola: zero. Basterebbe questo per raccontare il poco - quasi niente - che è stata la Fiorentina di quest’anno. Ed ogni riferimento al risultato di ieri, scrive il Corriere Fiorentino non è puramente casuale. Quello col Genoa infatti è stato il secondo 0-0 di fila al Franchi dopo quello col Sassuolo e, a queste due tristissime esibizioni, si aggiunge il cappotto di Roma. Un 4-0 che fa salire a tre il conto delle gare consecutive nelle quali i viola sono rimasti a secco.

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DEGNO EPILOGO. Perso Kean insomma, e dopo di lui Piccoli, Vanoli non è stato capace di trovare una via alternativa che portasse al gol. Non gli è servito Gudmundsson - bocciato dopo due prestazioni tutt’altro che indimenticabili da finto centravanti - e non poteva essere il giovane Braschi a risolvere il problema. Il finale insomma non è stato altro che il degno epilogo di un campionato destinato a passare alla storia come uno dei più tristi di cui si abbia memoria. Una stagione nata tra mille speranze, proclami da Champions, e che fin dai primissimi passi invece si è trasformata in una lunga e complicatissima agonia verso una salvezza che ad un certo punto pareva utopia e certificata dall’aritmetica soltanto ieri, alla terzultima giornata.

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SCOLLATURA. Un cammino comunque fallimentare, anche se dagli Usa il presidente Joseph Commisso ha festeggiato tutto e tutti. «Congratulazioni per la salvezza - ha scritto sui social - grazie ragazzi». Tutto in maiuscolo, e con citazione particolare per Vanoli. «Sono molto orgoglioso del nostro allenatore, dei nostri giocatori, di Fabio Paratici, Alessandro Ferrari, Mark Stephan e tutte le persone che hanno lavorato con impegno, unità e determinazione durante una stagione molto difficile. So che mio padre sarebbe stato orgoglioso di loro». Come se fosse stato questo il traguardo immaginato in estate mentre al Franchi, al fischio finale, non si sentivano altro che fischi e cori di contestazione. Difficile insomma immaginare una scollatura più grande di questa ma del resto, riguardando il film della stagione, si fatica a non comprendere lo stato d’animo della gente.

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LEZIONE. Un campionato che a due turni dal termine vede la Fiorentina al quindicesimo posto, con sole 8 vittorie - solo Cremonese, Verona e Pisa hanno fatto peggio - 14 pareggi - primato provvisorio in serie A - altrettante sconfitte e due partite all’orizzonte, a Torino con la Juventus e in casa con l’Atalanta, di certo non ideali per provare a rendere un minimo più dignitoso lo score. E poi l’attacco - 38 reti segnate, meglio solo di Lecce, Verona, Pisa, Parma, Cremonese e Cagliari - e una difesa che conta 49 gol presi. Dati che valgono più di mille considerazioni, e per fortuna che nel girone di ritorno la concorrenza, Cremonese su tutte, si è fermata. «È stata un’annata difficile e ci prendiamo il punto che ci serviva - ha detto Pongracic - non possiamo dedicare a Rocco un trofeo ma gli dedichiamo questa salvezza». E chissà. Magari il grande spavento servirà come lezione per non rivivere più un incubo simile: «La nostra responsabilità è costruire un grande futuro», chiude Commisso. I tifosi non aspettano altro.


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