Commisso: "I tifosi non devono bagnarsi allo stadio. Franchi o nuovo stadio? Vi spiego..."
Rispetto fra tifoserie, famiglie allo stadio. E soprattutto la questione dell'impianto sportivo che sta molto a cuore al nuovo Presidente della Fiorentina
Lunga intervista di Rocco Commisso al Corriere Fiorentino, nella quale si parla subito dello stadio: "Beh, posso dire che abbiamo intenzione di fare una cosa bellissima per Firenze e sicuramente ci lavoreremo. Ma ci vuole tempo.
E serve che anche altri lavorino per me. Abbiamo bisogno di aiuto da parte della città, della soprin... sopron..., com si dice? » Soprintendenza, ma forse è più facile dire Pessina. «Ma non solo lui. Serve che tutti aiutino la Fiorentina e la città a fare qualche cosa, a spendere soldi in questo Paese.
Noi vorremmo portare i turisti che vengono da ogni parte del mondo allo stadio. Ho già detto che ad esempio Wembley era un monumento nazionale ed è stato buttato giù, così come quello degli Yankees. Qui non si vuole demolire nulla, ma se non si fa qualcosa per migliorare il Franchi può darsi che tra un po’ non esisterà più comunque.
Perché chi potrà mantenerlo? La ristrutturazione dello stadio è un compromesso ed è importante che si capisca. Il mio primo obiettivo sarebbe naturalmente uno stadio nuovo, qualcosa di molto bello. Perciò lavorare sul Franchi è un grande compromesso in cui comunque spenderei soldi...
». Come costi però converrebbe quasi una nuova struttura... «Forse ci vorrebbe solo un po’ più tempo, ma credo di sì. Le mie tre parole d’ordine sono: fast, fast, fast, giusto prezzo e control, control, control. Io sto per investire del denaro e non lo posso fare se qualcun altro ha il controllo della situazione.
Però quando un investimento è giusto, io voglio fare fast. Come con la Fiorentina: ho valutato i rischi e ho pensato che fosse meglio prenderli che aspettare ancora magari fino a fine agosto. I tempi per me sono importantissimi».
E dopo l’incontro ha più voglia di costruire uno stadio nuovo o sistemare il Franchi? «La mia preferenza è fare qualcosa di nuovo, ma se lo faccio poi si crea il problema del Franchi. E il Franchi è un monumento che va salvaguardato...
Quello che dico è che i Medici sono andati in fallimento, i Pitti sono andati in fallimento, io vorrei evitare... (ride, ndr )». Lei giustamente ha fretta. Quando arriverà la decisione? «Qualche mese, spero entro l’anno. Prima c’è la soprintendenza, poi gli altri passi.
Ma non c’è solo lo stadio. Voi sapete che stiamo lavorando anche sul centro sportivo... ». A Campi? «In questi giorni non sono stato lì. Abbiamo più opzioni, ma non dico quali perché se indico un posto o un altro poi il prezzo sale subito».
E l’ipotesi di allargare il centro di Campo di Marte? «No, no, non mi piace. Se facciamo qualcosa voglio che sia bellissimo e grandioso». (...) Ma lo stadio è ancora la chiave di volta per cambiare la dimensione della Fiorentina?
«La più importante. Importantissima. A Milano ho incontrato il presidente del Torino e gli altri e tutti me lo dicono. I dirigenti dell’Arsenal mi hanno detto che loro fanno 120 milioni all’anno solo per i biglietti: noi facciamo 8-9 se le cose vanno bene.
Una differenza di 100 milioni più di tutto il ricavato della Fiorentina. Come si può fare una squadra dove i giocatori si prendono ai prezzi che li ha presi l’Inter o la Juventus se non ci sono gli incassi? È impossibile col Fair Play, ma anche se non ci fosse nessuno sarebbe così pazzo da mettere tanti soldi se non ci sono i ricavi: non potrebbe avere perdite all’infinito e prima o dopo smetterebbe.
Quindi è molto importante incrementare i ricavi. Come possiamo farlo? Qui siamo a Firenze, ci sono turisti, i cinesi per esempio, che tra le cose della città vengono pure allo stadio, magari comprano una maglietta. Dobbiamo estendere il nostro marketing nel new world of sports .
Non siamo come negli Stati Uniti dove sei famoso per “nascita” anche se perdi. I Knicks ad esempio non vincono dal ’73 eppure la loro è la franchigia più valorizzata nel basket insieme ai Lakers. Tre miliardi di dollari per una squadra che non ha vinto niente.
E perché? Perché a New York se vuoi uno sky box al Madison Square Garden ti costa 1,5 milioni di dollari all’anno. E loro con ventimila posti fanno un incasso incredibile. È merito della franchigia. Bisogna lavorare sull’internazionalizzazione del marchio, per esempio in Cina, dobbiamo increase our brand, posso anche sbagliarmi ma sono io che mi assumo i rischi».
Ci sono molti margini quindi. Anche per questo ha preso la Fiorentina? «Io sono prima di tutto tifoso, prima di tutto sono qui col cuore. Se fosse stato per i soldi sarei in Inghilterra, in Francia. Sono contentissimo di aver investito a Firenze.
Quando parlo degli incassi non è per fare più soldi ma per far crescere la Fiorentina. La Juventus 7-8 anni fa valeva 400 milioni, ora è sopra il miliardo E questo è quello che vogliamo fare. Noi quando abbiamo iniziato con la Mediacom abbiamo speso 3 miliardi per acquistare compagnie, ma poi ne abbiamo messi altri 5,4 in investimenti.
Con la Fiorentina vogliamo fare lo stesso. Io investo dopo aver comprato, per noi è essenziale nel business. E per tornare all’argomento stadio: noi non vogliamo che i nostri tifosi debbano bagnarsi quando piove o stiano sotto il sole».
Oppure che le curve siano così lontane... «Questo è importantissimo. Ma non solo. Io voglio stadi per famiglie, per bambini, dove le donne possono andare. Non voglio razzismo di alcun genere. Né quello rivolto ai meridionali né quello della pelle».
Forse lei in questo può riuscire più di altri. La sua grande empatia con i tifosi può aiutarla nel provare a educare a un modo diverso di andare allo stadio. «Ma io l’ho detto. Noi siamo stati a Marassi e c’erano le bombe carta...
Guardate che cosa è successo in Inghilterra dove prima si ammazzavano e poi c’è stata una legislazione che ha aggiustato tutto». Eppure nessun presidente in Italia si è mai speso davvero o ha preso le distanze dai cori razzisti come quelli ai napoletani...
«Io le prendo. Il primo giorno che sono arrivato qui un gruppo di tifosi mi ha chiesto un selfie e nella foto hanno mostrato una sciarpa con scritto «Juve merda». Io non lo sapevo e non mi è piaciuto per niente. Tutti si devono rispettare, sia le altre squadre che i tifosi.
Il tifo ci deve essere, ma si devono rispettare tutti. Anche io voglio essere rispettato quando vado negli altri stadi. Come pure i Della Valle dovrebbero esserlo qui... ». E che effetto le ha fatto quando nella partita con il Napoli ha sentito i cori contro gli ex proprietari?
«Mi ha dato fastidio. Mia moglie che era accanto a me mi ha chiesto: “Ma perché fanno così?”. Io dico: lasciate stare chi c’era prima, andiamo avanti». LEGGI QUI LA SECONDA PARTE DELL'INTERVISTA A COMMISSO



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