Chiamatelo leader. "Incredibile", "un campione", "esempio per tutti": Ribery, l'investitura dei compagni tra scherzi e mentalità vincente
Da Chiesa a Castrovilli, fino a Caceres e Pezzella: Franck trascina tutti, ora guida la ripartenza. E vuole essere protagonista da subito
Per qualcuno era solo un "colpo mediatico". Ma quel qualcuno (Cairo) si è presto ricreduto: "Ho cambiato idea. Ho visto un giocatore dalle qualità incredibili e una professionalità notevolissima. Chapeau". Il 22 agosto 2019 riempiva il Franchi con 15 mila persone in festa per accogliere un campione da 26 trofei in bacheca, il 22 giugno 2020 è invece l'obiettivo fissato sul calendario di Franck Ribery.
Dieci mesi dopo, con la stessa carica. Anzi, con la voglia di ripartire dopo l'ennesimo stop fisico. Il francese, 37 anni, si è sempre rialzato in carriera. Determinazione, testa, atteggiamento da campione. Anche oggi, come ieri, sveglia all'alba e allenamenti dalle 7 di mattina al centro sportivo.
Un paio d'ore di seduta personalizzata prima di unirsi ai compagni. Questione di mentalità. Come quando, dopo la sconfitta contro il Genoa, andò da solo a correre ai campini fino a notte fonda per scaricare la rabbia. LEADER.
Un leader vero. In una squadra fatta di tanti giovani, lui è un esempio da seguire. "Lo tifavo già prima che giocassimo insieme, quando era al Bayern e guardavo le sue partite e le sue finali: averlo con noi è fantastico. Anche ora che è infortunato vuole stare vicino a noi: questo fa capire che è un campione totale, e fuori dal campo è una persona fantastica.
Abbiamo legato molto con lui perché ci dà anche tanti consigli", disse Chiesa. "E' straordinario, sia come calciatore che come persona. E' un ragazzo d'oro, credo che raramente si trovino persone così nella vita. Ha vinto tutto ma ogni giorno ha voglia di migliorarsi.
Per me è un mago. Ci è mancato veramente tanto, fa la differenza. È un onore incredibile per me giocare con un fenomeno come Ribery, sono fortunato a farlo. Franck mi dà molti consigli e grazie al suo aiuto sono sicuro di poter migliorare molto", ha ripetuto più volte Castrovilli.
Che gli dedicò il gol contro il Sassuolo, quando il francese era squalificato in tribuna (accanto a Montella, che scherzò: "Mi ha consigliato lui i cambi che ci hanno fatto vincere"). "Ci dice sempre tante cose importanti: è un giocatore che fa la differenza perché ha tantissima qualità, fuori dal campo è una persona bravissima: ci sono poche parole per descriverlo.
Per la squadra lui è molto importante perché ci fa anche ridere", aggiunse Dragowski tempo fa. "Che musica ascolto? Quella che ascolta Ribery". Solo questo fa capire l'influenza del campione francese. CONSIGLI. Già, consigli per tutti, esempio negli atteggiamenti dentro e fuori dal campo.
Non solo per i giovani. "Mi ha colpito, ha 36 anni ma fisicamente pare un ragazzino, ha tanto entusiasmo e voglia di stupire ancora. È uno che ha vinto tutto ovunque, ma ha ancora fame. Non si accontenta. Pensate che quando si è allenato con noi in campo mi sono detto che al massimo avrebbe potuto avere trent’anni.
Ha portato entusiasmo e carisma”, disse Caceres. "Quando hai un giocatore forte come Franck, quando è in campo la differenza si nota. E' un grandissimo, come uomo e calciatore. Ha una voglia matta di tornare, e sarà uno spettacolo vederlo in campo. Quando Franck è entrato nello spogliatoio ero un po’ titubante.
Lui ha un albo d’oro da paura. Non sapevo, da capitano, come dovevo confrontarmi con un simile fuoriclasse. Invece fin dal primo giorno Ribery è stato uno di noi. Ci ha insegnato ad avere “fame”, a volersi migliorare sempre", aggiunse capitan Pezzella.
"Davanti alle critiche non si nasconde, ha le palle", il parere di Boateng in quanto a 'carattere'. "È speciale in tutto. Fin dal primo momento è stato il primo a dare l'esempio, il primo a scherzare ma anche ad essere serio in base ai momenti.
Si vede dalla mentalità che è un gradino superiore", parola di Benassi. ESEMPIO. "Avere Ribery significa crescere, imparare e vedere i dettagli di un professionista e di un campione", il pensiero invece di Venuti. Fino a Milenkovic, un altro che segue da vicino Ribery:"Franck è un campione, da quando è arrivato qui ha portato una mentalità vincente incredibile: la sua parola ha un peso molto importante nel nostro spogliatoio.
Aiuta tanto noi giovani giocatori, ha un'esperienza incredibile perché ha vinto quasi tutto. Ha un atteggiamento vincente, incredibile che trasmette a tutti noi. Lo ha portato in squadra, è davvero un uomo che rispetta tutti allo stesso modo, non dipende se è un fisioterapista, un calciatore o un cuoco.
Anche con noi giovani, la cosa che mi ha fatto molto piacere, è che rimane sempre ultimo nello spogliatoio a parlare con noi per dare consigli e questo lo rende felice così come quando è in campo, quando prende la palla, la squadra sente sicurezza e si vede quando c'è o quando non c'è.
Di questa mentalità tutti hanno bisogno. Una persona carismatica, sa scherzare, un professionista che lavora tanto su se stesso ed ha tantissima fame per vincere la partita e fare bene alla Fiorentina. E' bellissimo per un campione come lui".
Una presenza che sicuramente ha facilitato anche l'arrivo dei nuovi a gennaio. Come Duncan ("E' un campione... ancora non so come faccio ad essere nel suo stesso spogliatoio") e Kouame ("Ho visto Ribery e gli ho detto: "E' un onore giocare con con te, ancora non ci credo"").
DA ULTRAS A TRASCINATORE. Parole dallo spogliatoio, da chi lo vive ogni giorno. Dai più giovani ai più esperti, un'investitura comune per Ribery. Che ora lavora sodo per tornare trascinatore anche in campo. Come aveva fatto fino alla sfida contro il Verona, dalla super partenza (con premio di MVP di settembre della Serie A) passando dalla notte magica di San Siro, dove i tifosi rossoneri gli tributarono un'emozionante standing ovation.
Non è un caso se poi, dall'infortunio di novembre, sia iniziato il tracollo viola. "E' in grande forma", hanno assicurato Pradè e chi lo vede da vicino in questi giorni. Non sono stati mesi facili per Franck. Che però è sempre rimasto vicino alla squadra.
Ai suoi compagni. Come dimenticare il Ribery 'versione ultras' negli Sky box del Franchi mentre incitava i ragazzi in campo ed esultava sfrenato ai gol viola. Ora che è tornato al centro sportivo, poi, è di nuovo 'dentro' lo spogliatoio, è tornato a vivere la quotidianità con Chiesa e compagni.
GLI SCHERZI. A dare consigli, a spronare i compagni, a far vedere, con l'esempio, come si fa a migliorarsi ogni giorno. E poi... i 'famigerati' scherzi. Ribery è uno che lavora sodo ma dà anche tanta allegria nello spogliatoio.
Lo sanno bene in Germania quelli passati dal Bayern, lo hanno capito subito anche a Firenze. "Se fa gli scherzi? Certo che li fa, è uno dei primi a farli però quando si lavora è serio, è sempre il primo a lavorare da vero professionista.
Sa bene quando è il momento di scherzare o di essere seri", il commento tempo fa di Milenkovic. "Un giorno, mentre si allenava da solo per la squalifica, si rivolse a me dicendo 'Mi sono stancato di fare il lavoro da solo! Ora me ne vado!'.
Potete immaginare la mia reazione. Fortunatamente dopo qualche secondo si mise a ridere e abbracciandomi disse 'Scherzo! Non ti lascio frate!'"", il racconto di Dainelli, che poi aggiunse: "Ha risvegliato la fiorentinità che era svanita un po' nell'ultimo anno e riportato entusiasmo.
Si è fatto conoscere ed ho avuto modo di apprezzare quello che rappresenta dal punto di vista umano nello spogliatoio: emblema dell'essere positivo a tutto tondo". E anche Commisso è rimasto 'vittima' di un suo scherzo, quando, in un allenamento,Ribery si avvicinò al presidente e, zoppicando, indicò la coscia.
"Che è successo Franck?", gli chiese allarmato Rocco. "Strappo", risposta catastrofica e definitiva di Ribery. Il presidente, raccontano, rimase di stucco, prima che il francese scoppiasse a ridere: "Scherzo, presidente".


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