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Cecchi su La Nazione: «Basta con le critiche a Vanoli. Ma se resta rischia il massacro»

«Le critiche a Vanoli sono ingiuste, ma ripartire con lui sarebbe un massacro», scrive Cecchi su La Nazione

Nel suo commento pubblicato su La Nazione, Stefano Cecchi analizza il punto conquistato dalla squadra viola contro il Sassuolo, utile a chiudere la questione salvezza, e soprattutto il clima attorno a Paolo Vanoli. Cecchi parte dal risultato: «Con una partita a scartamento ridotto la Fiorentina si porta casa il punto che chiude la questione salvezza». 

Una gara senza grandi slanci, dunque, ma sufficiente per raggiungere l’obiettivo minimo. Eppure, osserva, «anche ieri nel dopo gara le critiche a Vanoli hanno tracimato», sintetizzate dal sentimento diffuso: «Ora basta, ripartiamo da capo».

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Secondo Cecchi, questo giudizio non tiene conto dei numeri: «Nelle ultime 10 partite la sua Fiorentina abbia fatto 5 vittorie, 4 pari e una sola sconfitta». E non considera nemmeno che uno dei possibili candidati per il futuro, Grosso, «abbia mostrato un calcio peggiore di quello dei viola». Il punto, scrive Cecchi, è che «per la maggioranza di Firenze il problema è Vanoli e la sua incapacità a generare bellezza». Un’accusa che il commentatore definisce senza mezzi termini «un’ingiustizia».

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Cecchi chiarisce però una posizione apparentemente paradossale: pur ritenendo ingenerose molte critiche, anche lui spera in una mancata riconferma di Vanoli. Non per bocciare il lavoro del tecnico, ma perché il clima intorno a lui rischierebbe di trasformare la prossima stagione in un peso insostenibile. Lo spiega così: «Ripartire con Vanoli in panchina sarebbe un massacro per lui», oltre che «una sfida dai contorni esplosivi a chi lo contesta». Sarebbe, in sostanza, «un aggiungere dispiacere a dispiacere».

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La chiusura del ragionamento è una difesa della dignità professionale di Vanoli: secondo Cecchi, si tratta di «un tecnico che il suo compito lo ha portato a termine con dignità e onestà». Per questo la separazione, più che una condanna, appare come una possibile scelta di tutela reciproca.


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