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CdS-Stadio - Il rebus Gudmundsson: da esterno sacrificato a possibile nuovo fulcro del gioco

Tra colpi isolati e ruolo ibrido, l’islandese cerca rilancio: Vanoli pensa a riportarlo al centro dell’attacco viola

Da colpo di mercato a caso tattico irrisolto, da seconda punta a esterno adattato, da possibile esubero a uomo su cui costruire la ripartenza: i 18 mesi di Albert Gudmundsson alla Fiorentina sembrano il pendolo di un orologio impazzito. Eppure, proprio ora che la squadra è in piena crisi, il numero dieci può diventare di nuovo il punto fermo da cui ripartire. 

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Non è certo mancato l’impegno, come sottolinea il Corriere dello Sport-Stadio: da quando è stato spostato a sinistra nel 4-1-4-1, Gudmundsson ha mostrato spirito di sacrificio anche in fase difensiva, adattandosi a un ruolo non suo. Tuttavia, i numeri raccontano un’altra storia: nessun gol su azione nelle ultime otto presenze, un solo centro su rigore contro la Lazio, due assist (contro Milan e Bologna), ma pochi veri squilli

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Un investimento pesante, una fiducia mai ritirata 

La Fiorentina, per portarlo a Firenze, ha speso oltre 20 milioni di euro tra prestito oneroso e riscatto fissato a maggio 2025 (8 milioni + 13, con sconto concesso dal Genoa di circa 4 milioni). Un investimento importante, giustificato dal potenziale di un giocatore che, superati i problemi fisici e giudiziari, aveva iniziato la stagione attuale con segnali incoraggianti. 

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Il gol spettacolare all’Udinese nella prima vittoria in Serie A sotto la guida Vanoli aveva alimentato l’idea che “il vero Gudmundsson” fosse finalmente sbocciato. Non a caso, a inizio gennaio, quando alcune squadre avevano chiesto informazioni, la società ha chiuso ogni discorso: incedibile

Una collocazione tattica da ripensare

Il problema, ora, è tutto tattico. L’arretramento sulla fascia sinistra lo tiene lontano dalla zona calda, rendendolo prevedibile e poco incisivo sotto porta. Nonostante alcune giocate da fuoriclasse - dribbling, finte di corpo, cambi di passo - manca la continuità e soprattutto l’impatto in zona gol

A Napoli, unico tiro in porta: un colpo di testa ben indirizzato ma respinto da un super Meret. Nell’assalto finale, Vanoli ha provato a spostarlo al centro, dietro a Piccoli e Kean: una mossa forzata, sì, ma che potrebbe diventare la chiave per restituire centralità all’islandese

Anche perché, a sinistra, la concorrenza ora è doppia: sono arrivati Solomon e Harrison, entrambi a loro agio su quella corsia. Con Fagioli spesso marcato a uomo dagli avversari, serve un’altra mente in mezzo al campo, un giocatore capace di gestire i palloni più pesanti. 

Il momento delle scelte 

Vanoli lo sa: se vuole cambiare marcia, deve ritrovare il miglior Gudmundsson. E questo significa metterlo nelle condizioni ideali, più vicino alla porta e con meno compiti difensivi. Il 10 è un talento puro, ma non può restare intrappolato in un ruolo di rincorsa. 

Nel momento più delicato della stagione, la Fiorentina ha bisogno di leader tecnici e mentali. Gudmundsson può (e deve) esserlo. Ma va messo al centro, non solo simbolicamente.


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