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Cappellini su Repubblica: «Confermare Vanoli perché convinti, non perché lo dice la pancia»

Il vicedirettore di Repubblica nella sua rubrica settimanale: «Il monito viene dall'esperienza di Tudor con la Juventus»

Stefano Cappellini chiude la stagione sulla sua rubrica Il Cubo di Kubik su la Repubblica con un sospiro di sollievo: «Per fortuna siamo arrivati alla conclusione». La vittoria con la Juventus, scrive, non poteva cambiare il giudizio su un'annata da dimenticare. E la partita con l'Atalanta, avverte Cappellini, conterà meno di quello che accadrà sugli spalti – cori, striscioni, sospiri e mugugni del pubblico viola su Vanoli, i calciatori e la società. Un umore popolare da pesare con attenzione, perché importante ma non tale da «diventare la bussola che guida le mosse del club».

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Se Vanoli sarà congedato, deve esserlo perché si punta su un allenatore bravo ed esperto, non perché lo dice la pancia del Franchi. Se invece si decide di tenerlo, lo si deve fare con piena convinzione e pronti a difenderlo in caso di difficoltà iniziali. Il monito viene dalla Juventus dell'anno scorso, che tenne Tudor dopo lunghi tentennamenti e sondaggi su altri allenatori, dando l'impressione di una scelta di ripiego: risultato, mister subito nei guai e licenziato dopo poche partite.

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Sarà anche la partita del ritorno a Firenze di Raffaele Palladino, che non ha mai perso occasione per rivendicare i 65 punti conquistati nella scorsa stagione. Ne ha tutto il diritto, concede Cappellini, anche se alcune dichiarazioni non hanno aiutato un tasso di simpatia già non altissimo in partenza. Palladino ha detto anche di recente che non sa quando la Fiorentina tornerà a fare così tanti punti. Dubbio legittimo, chiosa il giornalista – ma, vista la scelta dell'Atalanta di salutarlo subito, «chissà anche quando tornerà a farli lui».

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