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Cambio panchina, gli ultimi precedenti sono da incubo. Da Pioli-Montella a Sinisa-Rossi

Molti spingono per cambiare allenatore. Montella ha ancora la fiducia della Fiorentina, ma a tempo. E i precedenti esoneri o cambi di tecnici sono da incubo

Pantaleo Corvino non ha mai amato cambiare guide tecniche a stagioni in corso. Non lo ha fatto quando la famiglia Della Valle aveva ormai rotto con Cesare Prandelli, portando il tecnico di Orzinuovi fino a fine stagione nonostante il crollo post Bayern, tenne Mihajlovic per un anno nonostante la stagione orrenda del 2010-11, salvo poi esonerarlo a inizio stagione successiva, e non lo ha fatto neanche con Paulo Sousa quando il portoghese derideva in maniera pubblica la società e con un trend ormai indifendibile dopo l’eliminazione dall’Europa contro il Borussia Mönchengladbach.

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E l’anno scorso lo fece solo attraverso comunicati che portarono Pioli a rassegnare le dimissioni. Daniele Pradé non ha avuto granché bisogno di sollevare dagli incarichi i propri allenatori a Firenze. Con Montella nel primo ciclo non ne aveva necessità visti i risultati, anche se per input della proprietà esonerò lo stesso Aeroplanino per differenti vedute andando a prendere proprio Paulo Sousa.

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A Genova aveva Giampaolo, a Udine l’anno scorso, invece, il cambio di tendenza, dove partì con Velazquez, continuò con Nicola finendo con Tudor. CAMBI DA INCUBO. Ma adesso… se Montella dovesse sbagliare ancora, con Commisso che si immaginava un percorso molto diverso rispetto a quello che sta facendo la sua Fiorentina, il cambio di tecnico non è più così impensabile.

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Anzi. Diventerebbe pressoché scontato. Il tutto nonostante nel recente passato quando la Fiorentina ha cambiato allenatore a stagione in corso non siano arrivati grandi scossoni, tutt’altro. DA SINISA A DELIO. Se con Mihajlovic la Fiorentina viveva più guardandosi le spalle che davanti, con il cambio in panchina tra il serbo e Delio Rossi le cose precipitarono in poche settimane e la retrocessione in B fu evitata solamente all’ultimo tuffo con un altro cambio in panchina tra lo stesso Rossi e Guerini post fatti di Ljajic in Fiorentina-Novara.

DA PIOLI A MONTELLA. L’anno scorso col ritorno di Montella dopo le dimissioni ‘indotte’ di Pioli tra comunicati al veleno e ‘dichiarazioni di mancanza di professionalità’, il finale di stagione è stato lo stesso, con la salvezza ottenuta dalla Fiorentina solo all’ultima giornata e grazie ad un pareggio con il Genoa a cui il segno X al Franchi stava benissimo con il contemporaneo ko dell’Empoli a San Siro.

Ma dal ritorno di Montella a fine stagione, i viola, non furono capaci di vincere neanche una partita.

ALTRI PRECEDENTI. La rottura con Mondonico provocò assieme ad alcuni arbitraggi che portarono poi a Calciopoli lo sprofondo verso la salvezza all’ultimo tuffo e per classifica avulsa nel 2004-05, con Sergio Buso prima e Dino Zoff poi ad allenare una squadra che l’anno prima aveva ottenuto la promozione dalla B alla A grazie al cambio di allenatore tra Cavasin e Mondonico stesso, unico cambio di tecnico, assieme proprio a quello tra Vierchowod e Cavasin in C2.

SCELTA DA NON FALLIRE.

Certo se dovesse arrivare Emery, o Spalletti, i discorsi starebbero a zero. Perché le loro candidature vorrebbero dire rilancio forte. In caso di traghettatore, come potrebbe essere l’eventuale scelta Prandelli, invece, il rischio di aver cambiato solo per cambiare è forte.

Un po’ come fatto a Brescia da Cellino, che esonerando Corini lo ha dovuto richiamare dopo la parentesi disastrosa di Grosso, o come fa ogni anno due-tre volte Preziosi al Genoa. Qualcuno alla Lazio voleva esonerare Inzaghi qualche settimana fa, o Fonseca a Roma, ma i risultati hanno dato ragione a chi li ha tenuti.

In ogni caso, la Fiorentina, non può sbagliare.

Il rischio di precipitare ulteriormente è già tra i precedenti. E stavolta, la scelta in caso di permanenza di Montella, o di nuovo tecnico, non potrà essere inserita alla voce errori.

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