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Bucciantini: «Davanti ai nomi che girano, Vanoli meriterebbe la conferma»

Il noto opinionista ai microfoni di Radio Bruno: «La Fiorentina ha buttato via troppi soldi negli ultimi anni»

Marco Bucciantini è intervenuto al Pentasport su Radio Bruno per fare il punto sui giorni caldi di casa Fiorentina: «Il punto di partenza sarà il viaggio a New York di Paratici. La proprietà è impegnata, ha speso tanto negli ultimi anni. Non ha speso bene. Non c'è mai stata continuità: Italiano, Palladino, Pioli, Vanoli, l'anno prossimo chissà. Davanti ai nomi che girano, è indiscutibile che Vanoli meriterebbe la conferma. Poi una società può fare anche un altro tipo, con un grande investimento, aprendo il ciclo. Sorpassare i meriti per voltare pagina. Ma se si parla di merito, una cosa in questo paese mortificata come i giovani, Vanoli merita la conferma a Firenze».

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SOLDI BUTTATI VIA. «La Fiorentina in questi anni non ha creato valore con i giocatori. L'unico giocatore che ha valorizzato e con cui poteva incassare molto è Kean, ma l'hai voluto tenere e adesso nessuno si avvicinerà alla clausola. Un altro è stato Kayode: un colpo sprecato per la Fiorentina. Poteva fare una grande plusvalenza, ne ha fatta una discreta. Sprecata per andare a comprare una serie di giocatori in Argentina che non riescono a giocare un minuto nel calcio europeo. Anche il Valentini che ho visto a Verona l'altro giorno: ma di cosa stiamo parlando? Per non dire dei centrocampisti tutti uguali. La Fiorentina ha speso male. Ha buttato via molti soldi e non ha saputo creare valore. L'operatività di Paratici è drammatica in questo momento. Ci vorrebbe un investimento cieco, eroico di Commisso. Adesso c'è bisogno di iniziare a fare calcio. Stiamo cambiando identità di gioco una volta all'anno, non siamo riusciti a costruire un ambiente anche quando le cose andavano un po' meglio. Si è creata una destrutturazione ambientale dove la speranza della ricchezza di Commisso è in gran parte stata dilapidata. Adesso devi ragionare con una figura che ha una storia personale diversa da quella del papà, che usava il calcio come momento di riscatto verso un paese che aveva dovuto salutare. Tutti sentimenti che non sono del figlio».

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