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Boateng: "Commisso in 10' ha dato l'ok all'ingaggio. Ribery leggenda. Chiesa? Se vorrà andare..."

Il ghanese parla del suo arrivo in viola e del rapporto con il francese e Federico: "Non è impossibile che resti, dipende da lui. Il Barça un sogno".

Parla al Corriere della SeraKevin-Prince Boateng. Oltre al tema razzismo, il ghanese parla del suo arrivo alla Fiorentina:«Ero in procinto di avviare una conference call con l’Eintracht quando Pradè chiama il mio procuratore.

Parla con lui al telefono e dopo cinque minuti mi dice “ti amo”. Dopo dieci Commisso dà l’ok al mio ingaggio».

RIBERY. «Siamo tutti e due pazzi uguali. Quando smetterà, di lui si dirà che è stato una leggenda. Mi piace perché davanti alle critiche non si nasconde.

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Ha le palle».

CHIESA. Impossibile tenere Chiesa a fine stagione? «Nulla lo è. Sembrava improbabile che rimanesse anche quest’anno poi il futuro dipenderà dalla sua volontà. Se vorrà compiere un altro passo nella sua carriera, la società dovrà tenerne conto».

BARCELLONA. «Guardi, nella mia vita ho avuto momenti bui perché non stavo bene fisicamente o avevo la testa calda. Ma ho imparato che quando serve occorre muovere due passi indietro, lavorare e stare muti. Io sono andato a giocare a Las Palmas che nessuno conosceva e ho vissuto una stagione perfetta.

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semplicemente i blaugrana avevano bisogno di un giocatore esperto con le mie caratteristiche. Far parte della squadra più importante al mondo è stato un sogno. Io sono stato titolare al Camp Nou con il Barcellona, pochi al mondo possono dirlo».

ALLENATORI. L’allenatore da cui ha imparato di più? «Ho sempre cercato di carpire da ogni fuoriclasse un segreto. Da Ibra la professionalità, da Pirlo la calma, da Ronaldinho la gioia, da Messi di evitare di tirare come un matto in porta.

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Allegri mi ha insegnato l’importanza di difendere. Klopp è il migliore di tutti: ha carisma, vai in campo e vorresti morire per lui».

AUTO, VIZI E NOTTI FOLLI. «Non cambierei nulla tornando indietro, quegli eccessi mi hanno aiutato a crescere.

Stavo male, cercavo la gioia nelle cose materiali e ho sbagliato. All’epoca non ero molto professionale, lo sono diventato troppo tardi».

BILANCIO. Facendo un bilancio a 32 anni, pensa di aver sfruttato appieno le occasioni avute?

«Quando finirò sarò felice. Non mi interessa vincere coppe tutti gli anni o essere il campione con cui i ragazzi si mettono in posa per i selfie. Io voglio che la gente si possa ricordare di me dicendo “quel tipo è matto ma è uno giusto.

Lo voglio toccare”. Mi piacerebbe che la gente pensasse che ho lasciato qualcosa. Caspita, ho fatto una carriera fantastica».

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