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Il blog di Ludwigzaller: Passione

Ci sono tanti modi per parlare della passione. Comincerò da uno dei miei romanzi preferiti. Un romanzo oggi quasi sconosciuto che fu ai suoi tempi un incredibile successo di pubblico e di critica (se è lecito il termine critica parlando dell’opinione dei letterati settecenteschi).

L’autore era il già celebre Jean-Jacques Rousseau, il quale si addentrò nei territori del romanzo dopo essersi segnalato come pensatore politico e filosofo originalissimo. Julie ou la Nouvelle Héloïse, questo il titolo del romanzo, racconta di un giovane istitutore, Saint-Preux, che si innamora di una fanciulla che viene da una famiglia facoltosa e che è stata affidata alle sue cure.

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Nasce tra i due una passione profonda e durevole, che Rousseau descrive attraverso gli scambi epistolari: il romanzo è fatto solo delle lettere che i vari personaggi si scambiano. Sembra essere il loro, ed è, il vero amore romantico.

Ma interviene duramente la famiglia. L’istitutore è allontanato con onta dalla casa, la fanciulla fatta sposare a un marito anziano e benestante, consono al suo rango. Fine del primo tempo.

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Secondo tempo: sono trascorsi diversi anni e Saint-Preux, divenuto ormai, grazie ad un lungo viaggio che ha intrapreso a bordo di una nave mercantile, un uomo adulto e maturo, decide di rivedere Julie e, con un atto di coraggio non da poco, la va a trovare nella casa che lei condivide con il marito e con i figli.

Qui si mostra l’altra faccia dell’amore. La passione è scomparsa, ma sono esaltati altri valori, la famiglia, l’amministrazione della villa e della campagna che la circonda, l’educazione dei figli. Il marito di Julie è un amministratore perfetto, che non si lascia sfuggire niente, la vita che la famiglia conduce, tra vendemmie, semine e raccolti, è prospera, benché senza lusso.

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Un mondo perfetto ma algido. Tanto è vero che a un certo punto Julie confessa all’istitutore che suo marito è pirronista, appartiene cioè a una corrente filosofica che ha il suo punto di forza nel non credere in niente, nel non provare sentimenti o passioni.

Nella frequentazione reciproca che il marito concede, Julie si riavvicina al suo vecchio amore, la passione è sul punto di riemergere tempestosa e irrefrenabile, e lei si mostra turbata, ma un fatto esterno che non dico mette fine alla vicenda in modo tragico.

Vale dunque più la passione o la razionalità? L’autore lascia genialmente aperta la domanda. E questo è uno dei segreti del successo del romanzo, che ebbe nel Settecento lettori fedeli ed entusiasti, tra cui la regina Maria Antonietta, alcuni dei quali lo presero tanto sul serio che tentarono di modellare la propria vita su quella dei protagonisti.

Per venire a noi, credo si possa dire che quello che è accaduto negli ultimi mesi sia stato visto, e giustamente, con gli occhi della passione, sotto una luce affettiva e simpatetica: la tragedia di Astori, l’unione dei giocatori, lo spirito di gruppo, la reazione, le vittorie.

Questo incantesimo si è in parte rotto ieri quando abbiamo scoperto che siamo arrivati ottavi e che siamo fuori dalle coppe. Il che ci obbliga a fare nuovamente uso della razionalità e a chiederci se quest’annata sia stata buona o cattiva e che cosa si debba fare affinché la prossima sia migliore.

Credo sia questo lo stato d’animo di chi guarda alle vicende della Fiorentina.

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