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Il blog di Ludwigzaller: Ludwig

Ludwigzaller spiega le ragioni dietro la scelta del nome del suo blog

Luchino Visconti si preparava a girare un film tratto dalla Ricerca del tempo perduto di Proust, quando improvvisamente la sua attenzione si spostò sulla storia di Ludwig II di Baviera. I motivi del cambiamento non sono chiari, forse il timore dei costi e dell’impegno del progetto proustiano, forse un capriccio di Helmut Berger, che in Ludwig sarebbe stato il protagonista.

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Non mette in conto dire che Visconti non ha fatto un film storico su Ludwig, ma, aiutato da geniali sceneggiatori, ha narrato di un destino particolare. Il Ludwig di Visconti è un personaggio fragile, profondamente idealista che, investito della corona di Baviera, si dedica a progetti affascinanti quanto lontani dalla realtà.

Fa costruire castelli in stile neo-gotico,  come il Neuschwanstein, che in seguito diventerà uno dei modelli dei castelli dei film di animazione della Disney,  finanzia senza badare a spese le opere di Richard Wagner. E naturalmente non si occupa affatto di ciò di cui si dovrebbe occupare, dei bisogni reali e della politica estera del suo stato.

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Il suo grande unico amore è Sissi di Baviera, moglie dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, donna pratica e concreta, ancorché bellissima, che tenta a più riprese, e senza riuscirci, di riportarlo alla realtà. Lo vuol fare sposare, ad esempio, e le propone una giovane principessa ma Ludwig non è interessato che a lei.

La conclusione della storia è tragica. Si forma in Baviera un partito contrario a Ludwig, che ritiene necessario farlo abdicare. Siamo in un’epoca in cui i sovrani non sono saldi sui loro troni, ma nel caso di Ludwig il colpo di stato è inutile, basterà utilizzare come scusa i suoi disturbi mentali.

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Viene internato senza troppi scrupoli, e dopo poco misteriosamente sparisce, finché non viene ritrovato il suo cadavere.

Ludwig è un film difficile, che richiede per essere compreso, io credo, certe esperienze di vita. La prima volta che lo vidi, a sedici anni, in un cinema troppo affollato, lo trovai insopportabilmente tedioso.

Se lo si comprende non si può fare a meno di amarlo. E d’altronde c’è una sorta di linea di congiunzione tra il carattere del re di Baviera e quello del Noodles di C’era una volta in America.

Credo così di aver spiegato, per chi fosse curioso, il motivo per cui il blog si chiama Ludwig.

Il riferimento al re di Baviera nella lettura che ne dà Visconti è quello da cui sono partito (a parte qualche somiglianza tra il suo nome e il mio). Di Ludwig ho condiviso l’idealismo, la volontà di perseguire con tutte le mie forze dei programmi che includessero la bellezza e l’utopia, qualche volta anche i fallimenti.

Persino la passione per una donna straordinariamente somigliante alla Sissi di Ludwig e alla sua interprete Romy Schneider.

Se Ludwig avesse potuto scegliere una squadra per cui tenere credo che si sarebbe orientato sulla Fiorentina, che questi elementi, l’idealismo, la bellezza, il difficile equilibrio tra sogni e realtà compendia in sé.

La stagione che incombe, piena di dubbi come di aspettative, ci mette di fronte, come sempre, a questi temi.

di Ludwigzaller
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