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Il blog di Ludwigzaller: Decadenza

Nel Seicento un viaggiatore inglese di passaggio a Pisa fu colpito da uno strano fenomeno: i pisani non tagliavano più l’erba, che cresceva libera in diversi punti della città, tra cui la stessa piazza del Duomo. Sembra che uno dei segni più vistosi della decadenza economica di un paese sia il fatto che non si taglia più l’erba.

Le nostre città attuali ne sono un esempio. In quella in cui vivo si è lasciato che una vegetazione lussureggiante invadesse i giardini pubblici e le aree nei pressi delle strade. La natura è svelta a riprendere possesso di un territorio che gli uomini hanno abbandonato e quel che appare allo sguardo non è privo di una sua bellezza.

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Negli stessi anni in cui Pisa decadeva, in Inghilterra e in Olanda le cose andavano in modo ben diverso. Grazie ai capitali derivanti dal commercio coloniale, gli inglesi ricostruirono Londra dopo un disastroso incendio e la trasformarono in una città moderna.

Le case dei mercanti olandesi erano piene di quadri, si calcola che ogni famiglia ne possedesse almeno cinque o sei. Di qui la grande fortuna di pittori come Rembrandt.

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Quando una parte del mondo precipita nella povertà, un’altra parte prospera.

Alla crisi economica che ci ha colpito, corrisponde la fortuna dei paesi asiatici, che negli ultimi giorni ha avuto conseguenze anche sul mondo del calcio. I cinesi non si accontentano più, pare, di acquistare giocatori europei a fine carriera o con poche ambizioni.

Cercano i migliori e sono pronti a mettere sul piatto cifre che le nostre società e gli stessi giocatori non possono rifiutare.

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Molto acute mi sono apparse in proposito le osservazioni di Marcello Lippi, un versiliese affascinato dalla Cina come il Puccini di Turandot.

Lippi ha notato come la presenza di campioni non sia sufficiente a garantire lo sviluppo del calcio in Cina, fino a che non si formeranno, attraverso i vivai e le scuole, giocatori cinesi che siano l’ossatura delle squadre.

È un fenomeno che corre parallelo a quello del passaggio delle proprietà dei club dai tradizionali presidenti europei a società o imprenditori che vengono dall’Asia, siano essi arabi, coreani o cinesi.

Inter e Milan sono già finite nell’orbita asiatica, la Roma è di proprietà americana, di trattative si parla anche per altre società tra cui la Fiorentina.

Si potrebbe dunque ridisegnare la mappa del calcio mondiale, con gli imprenditori italiani costretti a cedere e le nostre squadre ridotte a serbatoio per il campionato cinese, un po’ come Atalanta e Sassuolo costituiscono un vivaio per giocatori che una volta maturati finiscono alla Juventus.

I Messi e i Cristiano Ronaldo del futuro, così come i Bernardeschi o i Kalinic, entrerebbero a far parte di quello che il librettista pucciniano definisce il “popolo di Pekino”, dovrebbero imparare il cinese ed adeguarsi alle abitudini di una cultura profondamente diversa.

Segno certo di una trasformazione del mondo rapida e per molti aspetti impensabile. Ma la storia, si sa,  è capace di sorprendere.

N.B. : Il blog di Ludwigzaller ha la sua sezione sul nostro sito. Lo potete trovare nel menu in alto sotto News, o in homepage nel blocco centrale degli Approfondimenti situato sotto la “cascata” delle notizie, cliccando su “Il blog di Ludwigzaller”.

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