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Il blog di Ludwigzaller: C'era una volta

C’era una volta un tale che non era esattamente un grande allenatore. Era un tipo normale, con una buona carriera da giocatore alle spalle, un’esperienza maturata sui campi e un’ossessione per il fumo. Un italo-argentino nato da una famiglia povera.

Di star in panchina non ce n’erano molte, allora, anche se Helenio Herrera stava provando a dimostrare che l’allenatore era importante come e più dei giocatori.

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Dunque a questo tipo capita l’occasione della vita. Era stato appena cacciato dalla sua squadra precedente, dopo aver ottenuto il secondo posto in campionato, e gli offrono quella che era arrivata quarta.

Lui veramente a quel punto non sa ancora che si tratta dell’occasione della sua vita. Quella squadra è formata da molti giocatori giovani, da altri più esperti ma senza una grande carriera alle spalle. Da diverso tempo il presidente vende i migliori.

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In due anni ha venduto il portiere, un centrocampista d’attacco e un mediano: giocatori da nazionale. Tra coloro che sono stati ceduti c’è anche un mitico straniero, non più giovane, una sorta di Batistuta di quel tempo, che segna caterve di gol e fa vincere da solo la squadra, uno di quelli di cui noi bambini dicevamo: se cedono lui è finita.

Sin dagli allenamenti estivi l’argentino si convince di aver messo le mani su di un tesoro nascosto. La rosa che ha in mano, nonostante le cessioni, è eccellente. Pensa, e all’inizio è lui solo a pensarlo, che si può fare di più.

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Arrivare tra le prime allora non contava come oggi. Tanto valeva cercare lo scudetto. Quasi una follia. Non ha schemi da proporre, filosofie di gioco elaborate. E allora punta sul lavoro psicologico. Alla squadra comunica tranquillità e fiducia nei propri mezzi.

Nessun obiettivo che li schiacci ma un’intensa voglia di vincere e forti motivazioni.

Chi conosce un po’ la storia della Fiorentina ha capito di chi sto parlando e com’è finita quella storia. Non possiamo dire se Pioli possa raggiungere gli stessi traguardi, tutto è cambiato da allora.

Ma di sicuro Pioli sta provando a utilizzare le stesse armi di Pesaola. E nell’ultimo scorcio di stagione è riuscito nell’impresa del suo predecessore. Lo spirito con cui la Fiorentina scende in campo ricorda da vicino quello della Fiorentina del secondo scudetto.

E anche lo stile gioco è un po’ lo stesso, nessuna strategia complicata, un calcio semplice che fa pensare a quello degli anni sessanta. Il modo in cui Pioli ha saputo trasformare un potenziale motivo di debolezza e disincanto in un elemento di forza dimostra che egli sa gestire un gruppo come pochi.

Ci sono naturalmente tante differenze che non si possono ignorare. Vincere oggi, nel calcio dei budget immensi, delle rose lunghissime e dei campioni in panchina, il calcio degli occhi elettronici che scrutano il terreno e dei grandi club addirittura più potenti di allora, è un’impresa impossibile che richiama la parabola evangelica del cammello e dell’ago.

La vecchia Fiorentina aveva la protezione illuminata del presidente della Federazione, veniva da una serie di campionati eccellenti e aveva i De Sisti, i Merlo e i Chiarugi, che peraltro giostravano accanto a compagni ben più umili e modesti.

C’è però un sapore di antico in questa, che la rende per certi aspetti unica, in un calcio dalle logiche professionistiche ferree e dai ritmi inquietanti. E ci proietta verso l’impossibile.

di Ludwigzaller
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