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Il blog di Ludwigzaller: Apuane

Dalle parti della Versilia ci sono delle montagne chiamate Apuane. Montagne di straordinaria bellezza la cui conformazione è più simile a quella delle Alpi che degli Appennini. Chiunque, in una giornata d’inverno limpida, si trovi a passare dalla piazza Mazzini a Viareggio sa quanto riempia il cuore osservare la sfilata innevata delle vette, che ogni versiliese sa elencare a memoria: Pania, Forato, Pania secca, Pisanino, Sagra, Tamburao.

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E poi lui, la montagna più bella, l’Altissimo solcato dalle tracce bianche delle cave.

Le Apuane si prestano a passeggiate facili così come ad ardue scalate. I versiliesi sono un popolo di scalatori e la Versilia era un tempo zona di reclutamento degli alpini.

Sono montagne pericolose, però. L’insidia che nascondono può mettere a rischio la vita di un alpinista provetto, ma anche di chi sta percorrendo un sentiero facile durante una gita, presume troppo dalla propria agilità e non si accorge di una pietra cedevole o di scivolosi piccoli sassi.

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Sicché ogni tanto le Apuane chiedono un tributo. La memoria di chi è caduto là è consegnata al ricordo collettivo, esattamente com’è accaduto per Astori. Sono morti tragiche e misteriose. Come quella che colpì due ragazzi di quindici e sedici anni che frequentavano il liceo classico di Viareggio quando lo frequentavo anch’io.

Uno dei due lo ricordo bene, condividevamo la militanza politica, allora così importante. Era di animo sensibile e delicato, portava una giacca a vento azzurra e mi aveva venduto dei libri della Einaudi, di cui era agente (un classico lavoro che i ragazzi di quella generazione facevano per guadagnare qualcosa).

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Si può facilmente immaginare cosa accadde in città e nella scuola. Ma i più colpiti furono i compagni di classe, una classe forte, di studenti brillanti, punto di riferimento per noi del ginnasio. Andò avanti così per parecchi giorni.

Sembrava che non riuscissero più a riprendersi. Finché un giorno non cominciammo a sentire dei cori rumorosi provenienti dalla loro aula. Erano le canzoni più banalmente allegre del festival di San Remo e delle sigle tv: il segnale che si era manifestato in loro il meccanismo positivo di quella che oggi viene definita la resilienza e che erano pronti a ripartire, non annullando il ricordo dell’amico morto, ma collocandolo in una giusta prospettiva.

Credo che anche i giocatori della Fiorentina, che ieri pomeriggio si sono visti in lacrime alla fine della partita, debbano fare lo stesso percorso. E che tutta la città lo debba fare.

Nel frattempo si è visto come la morte tragica di Astori abbia avuto la capacità di mettere in luce solidarietà inaspettate e di cancellare di colpo le controversie tra i tifosi, tra i tifosi e la proprietà, i fischi alla squadra, persino la rivalità con la Juventus.

Un patrimonio che speriamo non vada perduto.

di Ludwigzaller
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