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Bianco: «Il PAOK come il Napoli. A Salonicco ho trovato la mia dimensione»

Il centrocampista della Fiorentina racconta il prestito in Grecia, l’anno difficile al Monza e il ricordo di Daniel Guerini

Il centrocampista della Fiorentina Alessandro Bianco, oggi in prestito al PAOK Salonicco, ha concesso un'intervista a gianlucadimarzio.com in occasione dell'uscita del documentario “PAOK, dove la cultura incontra la passione”.

IL PRESTITO IN GRECIA. «All’inizio ero un po’ spaventato… Ho sempre vissuto fuori di casa però andare proprio fuori dall’Italia, soprattutto per noi italiani, è un po’ complicato perché siamo un po’mammoni’, quindi ci piace stare a casa. Però mi sono detto: “Perché no?”». 

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SALONICCO. «Non conosco bene Napoli, però secondo me Salonicco è molto simile, sia a livello di città sia a livello di passione. L’Olympiacos qui è un po’ come la Juve in Italia, mentre il PAOK assomiglia appunto al Napoli. Ci sono molte similitudini, anche per la tifoseria». 

GLI ALTRI ITALIANI AL PAOK. A Salonicco, “Bianchino” - come lo chiamava Nesta a Reggio Emilia e poi in Brianza - ha trovato tanti italiani. Dal capo scout Matteo Serra al vice di Lucescu (che a sua volta parla un ottimo italiano), Gianpaolo Castorina; il legame più forte lo ha creato con Alessandro Vogliacco, ex Genoa e Parma tra le altre: «Avere Ale con me è stata la mia salvezza all’inizio, perché comunque è complicato, non sapevo bene la lingua. Diciamo che noi siamo stati i primi, abbiamo piantato la bandiera. Adesso creiamo la nostra colonia italiana qua. Per ora procede tutto a gonfie vele». 

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L'ESPERIENZA A MONZA. «Mi ricordo che venivo dalla Serie B, dove avevo fatto una bella annata, e dentro la mia testa, un po’ da presuntuoso, pensavo “Vabbè, ma se questa è la Serie B allora la Serie A posso farla”. In realtà quando giochi la Serie A capisci che ci sono proprio 3-4 gradini di differenza, e se non sei sul pezzo è complicato. L’anno scorso è stato un anno particolarmente complicato, che però ti può dare qualcosa anche nella negatività, se riesci a prendere qualcosa. Ho trovato dei buoni amici, ho colto delle dinamiche che magari condividevo di più, altre che condividevo di meno, ma che in futuro magari mi possono servire, magari quando avrò 33 anni e avrò in spogliatoio dei ragazzi più giovani; mi ricorderò di quello che è successo, cose positive, cose negative, cercherò di dare il mio meglio in questo”. 

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IL RICORDO DI DANIEL GUERINI. Alessandro non dimentica Daniel Guerini, il compagno di squadra ai tempi delle giovanili viola e scomparso 2021 in un incidente d'auto: «Daniel è stato un ragazzo a cui tenevamo molto tutti, era talmente simpatico che nonostante facesse tante cagate gli volevamo tutti bene, gliele perdonavamo tutte perché era anche veramente forte. È stato il primo che io ho visto con veramente del talento vero. Era proprio di un altro livello, quando aveva voglia si accendeva ed era più forte degli altri. Quindi noi lo coccolavamo, lo proteggevamo. Poi quando c’è stata la notizia della tragedia… È stato un duro colpo perché purtroppo gli incidenti stradali succedono tutti i giorni, però fino a quando non capita a qualcuno a cui vuoi bene tu pensi sempre che sia impossibile». 

LA SCOMPARSA DEL NONNO. «Mio nonno è stato un secondo padre per noi; per me, i miei fratelli, le mie cugine. I nostri genitori lavoravano, quindi noi siamo sempre cresciuti con i nonni, abbiamo sempre fatto tutto con loro, siamo sempre stati presenti in tutto. Quando è venuto a mancare in questa primavera è stato forse il colpo più duro della mia vita. Ora cerco di prendere un po’ di forza da lui, soprattutto quando ci sono le partite». 

DOPO IL CALCIO. Oggi il focus è sul campo e sul presente, ma Bianco sta già pensando al post carriera: «Mio padre lavora nell’ambito immobiliare da 30 anni, io mi sono sempre appassionato alle case. Magari guardavo annunci immobiliari e glieli mandavo. Poi, quando ho iniziato a guadagnare i primi soldi, lui ha avuto questa idea e mi ha detto: "Mettiamoci assieme". Alla fine, è lui che lavora, perché io non ho né le competenze né il tempo, e non sono neanche fisicamente lì con lui. Fa un grandissimo lavoro, si fa un ‘mazzo’ importante, in questo momento sono contento ma penso che sarà quello che farò nel mio futuro, quando smetterò di giocare a calcio”. 

LA CUCINA. «Non sono uno chef, però cucinare mi rilassa. Soprattutto perché io vivo il 99% del mio tempo da solo, quindi… devo trovare qualcosa anche per occupare il tempo. Non mi piace ordinare sempre, a differenza di molti miei compagni, la cucina è una cosa che mi è piaciuta fin da subito. Anzi, avevo pensato anche di fare qualche corso, può sempre servire». 


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