Articolo del tifoso: C'è chi dice di no
Vogliamo credere ci sia riconoscenza. Vogliamo credere che in fin dei conti sul suo rifiuto ci sia stato il pensiero che indossare la maglia viola non è poi così male. Vogliamo credere che abbia scelto di perdere uno stipendio 10 volte superiore a quello attuale perché tra il navigare in un mare di soldi ed il correre ad esultare sotto la Fiesole, Nikola, abbia scelto la seconda.
Solo il tempo ci dirà se il gesto di Kalinic è un gesto d’amore verso una tifoseria ed una squadra che ha creduto in lui portandolo in un campionato che, nonostante tutto, è ancora uno dei palcoscenici più prestigiosi del teatro europeo.
Ma di sicuro è un gesto che ha tanti significati e valori importanti che il ragazzo ha dimostrato di avere verso questo sport.
Se c’è qualcosa che si è potuto intuire da questo croato, dall’arrivo in viola fino ad oggi, è che è un ragazzo che sa cosa significa la parola sacrificio.
Sa mettere la squadra prima di tutto, sacrificando certe volte il bene personale per il collettivo. Nikola non si ferma mai: primo a pressare, primo ad attaccare e primo a correre.
Nel “no” di Kalinic c’è tanto di quello che abbiamo visto ogni domenica da lui: c’è ambizione, voglia di continuare a migliorare, c’è anche orgoglio personale e questi sono valori che ormai sembrano spegnersi in un calcio in cui il Denaro è l’unica bandiera a cui legarsi, l’unico punto decisivo su cui basare un’intera carriera.
C’è chi a 24 anni preferisce entrare nel dimenticatoio in nazioni ancora poco competitive per essere considerate una scelta giusta, ma con uno stipendio esorbitante che spesso supera di gran lunga un intero budget mercato di un club italiano (compresa probabilmente la stessa Fiorentina); c’è chi preferisce concludere anzi tempo la carriera inebriato dal suono del denaro piuttosto che accettare le avances di club pieni di blasone, tradizione e trofei.
Ecco perché, indipendentemente da quali saranno le vere intenzioni del giocatore, il gesto di Kalinic è ciò che ogni tifoso sognerebbe sentir dire ad un suo giocatore. Il croato a 29 anni ha ancora la voglia di migliorare e sente il bisogno di vincere in campionati prestigiosi, preferendo qualche milione in meno in una squadra di alto livello a qualche milione in più in una squadra che non ripagherebbe però l’ambizione e la grinta di questo giocatore.
In fondo l’ha dimostrato fin da subito al suo arrivo a Firenze, richiedendo di indossare una maglia tanto pesante quanto prestigiosa, quella col numero 9, indossata anni prima da un mostro sacro come Bati. Già da quel semplice gesto, confermato poi sul campo anche dalle sue giocate, ha fatto capire che sotto quello sguardo apparentemente disinteressato e freddo si nascondeva una voglia esplosiva di dimostrare di essere qualcuno.
Nei cuori di tutti i viola c’è la speranza che nella decisione di Nikola ci sia l’amore per una città, la voglia di correre ancora una volta ad esultare al Franchi, desiderando di vincere qualcosa proprio con questa squadra e l’aver capito, magari, che, in fondo, la maglia gigliata, addosso, gli sta proprio bene, ma anche se così non fosse, saremmo comunque grati a Kalinic per aver dimostrato che a volte il denaro non può battere la voglia e l’amore di dimostrare di essere qualcuno rincorrendo un pallone.
Grazie Nikola, inesauribile campione in campo, grande professionista fuori.
di Emanuele Petrarca
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