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Appello di registi e attori per Vittorio Cecchi Gori: è malato, no al carcere

Il cinema italiano si mobilita dopo la condanna a otto anni dell’ex Presidente viola Vittorio Cecchi Gori. Da Avati a Tornatore: chiediamo che sconti la pena a casa

Parla così il regista Pupi Avati al Corriere Della Sera sulla condanna di oltre otto anni di reclusione da scontare in carcere per l’ex Presidente della Fiorentina Vittorio Cecchi Gori (ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma), per le vicende del crac della casa di produzione cinematografica Safin: “Mi è sembrato che dopo il clamore iniziale la vicenda rischiasse di essere rimossa.

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Per questo ho scritto la lettera aperta a Vittorio Cecchi Gori a cui hanno aderito in moltissimi: chiediamo che vengano considerate le sue condizioni di salute, incompatibili con il carcere”.

“Un storia epica. Mario che da autista di De Laurentiis è diventato quello che è diventato.

Sono stati una potenza, non parlo solo in termini di quantità ma di qualità. Il loro curriculum comprende i più grandi, Fellini, Tornatore, Antonioni, Scola, Risi. Avranno commesso molti errori, certo. La storia di Vittorio mi ricorda quella di Angelo Rizzoli, stessa distruzione di ricchezza.

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Una vicenda tragica, shakespeariana, una fine così definitiva dal punto di vista finanziario, fisico e umano.

Si è aperta una vera e propria mobilitazione che in poche ore ha raccolto adesioni quasi unanimi nel mondo del cinema italiano.

Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore, Paolo Taviani, Giuliano Montaldo, Matteo Garrone, Paolo Virzì, Gabriele Salvatores, Stefania Sandrelli, Aurelio De Laurentiis, Carlo Verdone, Piera Detassis, Roberto Ciccutto, Laura Delli Colli e Sngci, Anac.

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