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Antognoni domani compie 72 anni: «Ma con i fiorentini ogni giorno è una festa»

L'Unico 10 in un'intervista a La Nazione: «Ho avuto la fortuna di vivere una vita speciale. Non ho mai tradito Firenze»

Giancarlo Antognoni compirà a mezzanotte 72 anni. Dove festeggerà? Su un volo che lo starà riportando in Italia dalla Svezia, insieme alla Nazionale Under 21 di cui è capo delegazione: «Una bottiglia in aereo la stappiamo di sicuro - rivela a La Nazione - meglio se accompagnata da una vittoria nella sfida che avremo giocato con la Svezia».

Antognoni, dicevamo... 72 anni è una bella cifra e di regali ne avrà ricevuti tanti: che cosa vorrebbe vedersi arrivare questa volta? «Ma no, non posso chiedere niente. lo sono uno di quelli che hanno avuto tutto. Che ha avuto la fortuna di vivere una vita speciale. Non mi manca niente e quindi avere ancora una buona salute e sentirmi così, è già un regalo bellissimo».

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Brindare ai 72 anni ed essere, da sempre, amato da tutti potremmo considerarlo un altro gran regalo, è d'accordo? «Altro che. E in questa occasione mi piace dire una cosa che mi porto dentro da tempo».

Quale? «Sulla carta d'identità c'è scritto che il mio compleanno è il primo aprile, ma in realtà, nella mia vita ogni giorno è stato il mio compleanno. Ogni giorno, a Firenze, con i fiorentini, per me è una festa. Quando esco di casa, quando vedo gente. Ho sempre ricevuto sorrisi e abbracci. Insomma (ride di cuore, ndr) per essere felice non ho mai dovuto aspettare il mio compleanno».

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Dica la verità: in questa stagione con la Fiorentina così in affanno, in tanti le avranno fatto un discorso del genere: Giancarlo, se c'eri tu, non si finiva in questi guai. È vero? «Guarda, da situazioni di questo genere la Fiorentina c'è già passata. E ci sono passato anche io. Da calciatore nella stagione 1977/78 e poi l'ho vissuta anche da dirigente viola. Insomma, anni così ci sono e vanno superati. E Firenze e la Fiorentina ci sono sempre riusciti».

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È vero, ma Antognoni era ed è sempre Antognoni, ovvero passione, amore sincero per la maglia viola: cosa significa per lei essere ancora oggi l'Unico 10? «lo continuo a raccogliere i frutti, sì anche a 72 anni, di quello che sono stato e che ho fatto. La mia vita è stata sempre e solo la Fiorentina e la Nazionale. Queste sono state le mie uniche scelte e la fedeltà è un bene che ripaga. Sempre».

Tracciamo un bilancio: lei crede di aver dato o ricevuto di più dalla città, dalla gente? «Ho dato tanto, senza dubbio. E ho ricevuto altrettanto, anche su questo non ci sono dubbi. Non ho mai tradito, mi sono sempre comportato bene in campo e fuori, nella vita di tutti i giorni, e questo mi ha dato una serenità infinita. Serenità condivisa con la mia famiglia. Perchè la famiglia è tutto».

La foto più emozionante della sua vita da fiorentino? Una sola. «È difficile. Ne ho migliaia. Tante, tantissime. Una però la porto sempre dentro di me. Il giorno che sono ritornato in campo dopo l'incidente alla testa, nel 1982. Si giocava Fiorentina-Cesena e l'abbraccio della gente, dalla città, dei tifosi mi ha segnato per sempre».

Da chi vorrebbe ricevere gli auguri e magari una pacca sulla spalla per questa festa di compleanno? «Dai tanti compagni di squadra e di avventura che ho avuto. Roggi, Guerini, Casarsa...e poi Passarella, Bertoni e non dimentico mai il rapporto bello e speciale con amici come Mimmo Caso o Socrates».

A proposito di età: sempre in forma grazie al tennis? «Adesso ho mollato un po' gli sport dove si deve correre tanto come il tennis o il padel. Gioco tantissimo a golf. Mi piace, si cammina molto e ci si tiene in forma».

Le piace il suo lavoro in azzurro con l'Under 21? «Tantissimo e mi auguro di continuare questo percorso con gli azzurrini con l'obiettivo di vincere l'Europeo del 2027 e centrare il piazzamento per andare alle Olimpiadi di Los Angeles».

Altri obiettivi magari in una torta di compleanno con tanto di sorpresa? «Beh... ho un pensiero che mi gira in testa. Un pensiero che però preferisco tenere per me».


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