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Ancora Pezzella: "Abbiamo capito cosa vuole Iachini. Essere giovani non è un alibi"

Vi proponiamo la seconda parte dell'intervista al capitano della Fiorentina, rilasciata stamani al Corriere dello Sport-Stadio

Ecco altre parole di German Pezzella, a cominciare dalla sconfitta di Cagliari: «Abbiamo perso male, molto male, con un approccio non giusto da parte nostra. Il problema è che poi gli schiaffi si sono moltiplicati, uno dietro l’altro, complicatissimi da evitare e respingere.

Chiesa che si è trovato frenato da fastidi fisici, Badelj costretto a stringere i denti per scendere in campo la domenica dopo aver sofferto di problemi durante la settimana, io che a Verona finisco fuori causa dopo due minuti di gioco.

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Ribery che, dopo essere rientrato dalla squalifica, col Lecce si infortuna e perdiamo pure lui. Onestamente non è stato semplice, ma da tutto questo chiunque di noi ha imparato».

Che cosa? «Che essere giovani non è un alibi per nessuno, che è giusto che i “vecchi” si prendano le responsabilità, ma che a fare la differenza sono i dettagli, quindi anche chi si trova a dover sostituire l’assente deve dare il massimo.

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Il segnale di ripartenza lo vedo ora in tutti i miei compagni, non solo in me, Boateng, Ribery o Chiesa. C’è in Terzic e pure in Zurkowski. Ciascuno sa bene il significato della parola “rispetto”, che non significa non fare casino, ma correre anche per chi non può.

Chiesa è rimasto a lavorare a Firenze durante la sosta natalizia del campionato per farsi trovare pronto: lo ha fatto per tutti noi, esattamente come lo ha fatto Benassi che si era fermato prima della gara contro la Roma. E che dire di Ribery?

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E’ qui ogni giorno, lo vediamo arrivare in stampelle. Per questo dobbiamo correre al 300%, perché la stessa responsabilità che ci mette Franck è la nostra. Sono questi i particolari che ti segnano e ti fanno ben sperare e noi abbiamo imparato a riconoscerli».

Qual è la prima impressione ricevuta da Beppe Iachini?

«Quel senso di cattiveria sportiva che fin da subito, dal primo colloquio telefonico che ho avuto con lui, non appena è stato formalizzato l’ingaggio, ha manifestato e trasmesso. Ho capito subito che cosa volesse e siamo pronti ad accontentarlo, a rinascere nel segno della sua impronta.

Quando si cambia in corsa, non c’è tempo da perdere: bisogna trovare subito la quadratura del cerchio ed è su questo che stiamo lavorando, con attenzione e impegno».

Qualcuno, dopo la gomitata che l’ha messa ko a Verona, ha “punzecchiato” la Fiorentina, accusandola di essere troppo….buona: si sarebbe dovuto protestare di più di fronte all’intervento di Di Carmine sul suo zigomo.

«Onestamente, era difficile che i miei compagni, dopo appena due minuti, forse anche meno, potessero rendersi conto di quanto accaduto. Intanto perché i sanitari mi hanno coperto subito il volto, e poi pure perché eravamo concentratissimi nel cercare di uscire dal tunnel.

La squadra è rimasta piuttosto sotto choc. E’ vero, esiste una linea sottile, che divide rabbia e cattiveria agonistica, e noi non siamo arrivati a rasentarla; ma se qualcuno di noi avesse perso la testa, magari rimediando un rosso, avremmo finito con il restarne travolti comunque».

(...) A proposito di serbi, Vlahovic nel momento di maggiore difficoltà della squadra è come rinato.

Erano maturi i tempi o si è sorpreso anche lei? «Vlahovic adesso deve stare attento a non finire nel vortice delle attenzioni. Ha segnato molto, giocando poco e sfruttando ogni occasione possibile. Ha fatto un gol, quello contro l’Inter, meraviglioso, soprattutto per quella corsa da centravanti vero, ma io non ho dimenticato le critiche che gli ho sentito cucite addosso dopo le due palle gol non andate a buon fine a Lecce, o anche dopo la sfida di Torino.

Non ha ancora 20 anni, un potenziale sconfinato, e proprio per questo deve restare concentrato, per provare a trovare la maggiore continuità possibile. Vale per lui e per tutti gli altri che si stanno affacciando alla Serie A per la prima volta o quasi: siamo giovani, è vero, ripeto, questo non è un alibi.

Siamo una squadra, questo è quello che conta».

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