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Ancora Cognigni: "Con l'autofinanziamento bisogna capire che per una società non esiste solo il mercato"

Ancora alcuni passaggi della lunga intervista rilasciata dal presidente della Fiorentina Mario Cognigni al Qs-La Nazione:

Resta il fatto che bisogna far quadrare i conti: la società deve funzionare in autofinanziamento. E sono arrivate critiche pesanti perché non sono stati reinvestiti nel mercato i soldi derivanti dalle plusvalenze realizzate con le vendite milionarie.

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"In regime di autofinanziamento, bisogna capire che per una società di calcio non esiste solo il mercato. Voglio dire che non è l’unico capitolo di spesa, anche se è il più importante, insieme a quello degli ingaggi e alla gestione delle spese correnti.

Il nostro disegno prevede investimenti importanti di cui ho appena parlato, servono soldi per costruire un futuro solido: se non ci sono, i progetti restano sogni che non si possono realizzare. E allora, addio futuro. Perché nel calcio, oggi, i giocatori quando vogliono andarsene lo fanno.

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Ne abbiamo avuta riprova".

La scommessa a vuoto su Mario Gomez è stata un colpo alla voglia di investire? "Mario Gomez, Pepito Rossi e anche altri acquisti sono stati il frutto di un’intuizione: essere i primi a partire con il financial fair play ci avrebbe dato un grande vantaggio nei confronti di chi non poteva spendere.

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Purtroppo non è andata bene: gli infortuni, il numero ridotto delle squadre che potevano partecipare alla Champions, ci hanno penalizzato. Resta il fatto che ci abbiamo provato. Stavolta sono io a farle una domanda: crede che lo abbiamo fatto per passione, per attaccamento alla maglia, per la voglia di condividere un sogno con questa città, o per convenienza?

Oggi questo non è più possibile. Come le ho detto stiamo sfruttando altre idee per crescere".

Eppure spendere sul mercato per i tifosi sembra la miglior garanzia per il successo. "Questo è un mondo governato dal Dio denaro. Ma la passione non si compra.

E io credo che senza passione si rischi l’estinzione delle emozioni. Nulla di più pericoloso per il calcio. Mi spiego: vincere per vincere è una grande soddisfazione, non c’è dubbio, piace a chiunque. E diciamo anche che più risorse si investono sul campo e più è facile mettere insieme tanti campioni.

Bisogna però ricordare che la ricetta per il successo non è garantita. E che se i soldi continueranno a essere l’unico valore in campo, il calcio, trasformato in un’immensa holding, si mangerà tutto il resto. La magia del gioco, l’ambizione di ogni bambino di diventare un campione, che dipenderebbe a quel punto unicamente dalla possibilità di avere accesso al club più ricco.

Si mangerà il sogno di vincere di tutti quelli che non appartengono al gotha dei più danarosi".

Un destino irreversibile? "Tutto questo sta succedendo e in gran parte è già accaduto. Per questo credo che si debba salvare il calcio, ripartendo dai valori.

Dalla passione per il gioco più bello del mondo. Dalla capacità di far crescere i talenti. Dalla personalità che ciascuna squadra sarà in grado di esprimente nella sua unicità. Grazie a tanti fattori. Anche quelli ormai dispersi dell’attaccamento alla maglia, della fedeltà ai propri valori.

Dal desiderio di dare il massimo per vincere insieme. Noi vogliamo provarci, partendo da qui. Dai giovani che hanno voglia di crederci. Insieme".

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