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Ancora Boateng: "Mi piace lottare. Ibra un esempio, può cambiare il senso di una squadra"

Il numero 10 della Fiorentina parla del carattere in campo e della sua esperienza al Barcellona. Ma ricorda anche il centravanti svedese...

Ancora parole di Kevin Prince Boateng a La Nazione«Credo di aver carattere. Mi spiego: meglio che mi fischino, non ho paura, non mi tremano le gambe, anzi, mi prendo le mie responsabilità, mi piace sentirmele addosso. E reagisco. Non voglio essere ignorato.

Una volta a San Siro mi hanno fischiato in ottantamila, io sapevo perché, e mi sono rialzato da quella situazione. Mi piace lottare, non voglio perdere mai». BARCELLONA. «Ho cercato di imparare da tutti quei campioni. Gente fortissima e Messi un marziano.

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Non ti rendi conto di quanto siano superiori fino a quando non ti alleni con loro. Io poi ho avuto poco spazio, ma questo lo sapevo fin dall’inizio. Messi in allenamento era tranquillo, non vorrei dire normale ma insomma l’ho visto fare cose accessibili e a ritmi intercettabili.

In partita, poi, diventava un alieno. Impressionante anche per uno come me, che pure ha visto campioni di un certo livello. Nel Barcellona sono rimasto impressionato soprattutto dalla qualità diffusa, che da lontano non puoi apprezzare.

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Ripenso a Semedo, non a Suarez, e vi assicuro che la sua tecnica e velocità erano rare. E stiamo parlando di un difensore». IBRA. Ma quando parla di Ibrahimovic, Boateng raggiunge la sintesi fra molte componenti calcistiche:«Carisma eccezionale, un modello di applicazione in ogni allenamento.

Ricordo Ibra come un esempio e uno che può cambiare il senso di una squadra».

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